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“Rinnovare e ampliare l’ospedale Santa Croce è l’unica scelta ragionevole”

29 agosto 2023 | 10:13
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Così Ugo Sturlese (Cuneo per i Beni Comuni) davanti a circa 150 persone ieri alla conferenza stampa di presentazione del presidio “per l’ospedale e la sanità pubblica”. “I più grandi urbanisti dicono che gli ospedali devono essere in città della cui vita devono fare parte, la sindaca non si rende conto che togliere l’ospedale da qui significa dare un colpo mortale al quartiere”, aggiunge Giancarlo Boselli (Indipendenti). “Auspiccheremmo che sindaca e maggioranza fossero qui con noi, questa dovrebbe essere un’azione unitaria e importante per far sì che cambi l’orientamento della Regione”, dice Claudio Bongiovanni (Cuneo Mia)

Cuneo. Erano circa centocinquanta le persone presenti ieri (lunedì 28 agosto) alla conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa “Al Santa Croce si può, al Santa Croce si deve“. L’azione “per l’ospedale e per la sanità pubblica”, messa in atto dai gruppi consiliari di minoranza Cuneo per i Beni Comuni, Indipendenti e Cuneo Mia, consiste in un presidio (con tanto di tenda) all’ingresso di via Bassignano dell’ospedale Santa Croce dove, ininterrottamente per quattro giorni e quattro notti, i manifestanti saranno presenti per incontrare la cittadinanza, il personale sanitario e i principali esponenti politici del territorio tra cui, presenti ieri, i cuneesi Gianfranco Demichelis (assessore) e Beppe Lauria (consigliere comunale).

A introdurre gli interventi, Ugo Sturlese (Cuneo per i Beni Comuni): “Questo stallo non è più tollerabile. Il sistema regge grazie all’abnegazione degli operatori, ma ci sono alcune persone che devono rinunciare alle cure e questo non può e non deve accadere. Il tutto avviene al fine di favorire la sanità privata che è un’illusione perché genera esigenze che non sono necessarie e si rivolge solo a chi se lo può permettere. Lo dimostrano gli Stati Uniti dove con la sanità privata l’aspettativa di vita è più bassa che in Italia. Lo stallo dell’ospedale rallenta anche la medicina territoriale come le “Case della Salute” che in molte situazioni potrebbero evitare il ricorso all ospedale. Le responsabilità maggiori sono della programmazione regionale che ha incredibilmente immaginato di realizzare sette ospedali nuovi, più due universitari, che non sono realizzabili se non con il partenariato pubblico-privato che però comporta un notevole aumento dei costi che inevitabilmente vengono sottratti alla sanità. Le forze politiche cuneesi devono uscire dall ambiguità e ripensare profondamente la realizzazione del nuovo ospedale al Carle anche per i vincoli paesaggistici e culturali esistenti. Continuiamo a ribadire che l’unica scelta ragionevole è quella di rinnovare e ampliare gli attuali 75 mila metri quadri del Santa croce, con ulteriori nuovi 20 mila metri quadri”.

“L’appello che abbiamo fatto – ha aggiunto Claudio Bongiovanni (Cuneo Mia) – in Comune, alla sindaca, alla maggioranza è stato quello di mettersi di traverso, di fare delle cose importanti, come stiamo facendo adesso. Noi auspiccheremmo che loro fossero qui con noi a passare quattro giorni e quatro notti per evidenziare questo fatto. Questa dovrebbe essere proprio un’azione unitaria e importante per far sì che cambi l’orieentamento della Regione e che vada in una direzione anche favorevole per la Regione stessa perchè secondo i nostri conti i costi del partenariato pubblico privato per i tre ospedali in Piemonte significherebb, tenendo conto dei costi d la regione sul bilancio sanitario ci sarà un esborso di 1,6 miliardi che inevitabilmente ricadrà su tutti i cittadini piemontesi.

“Questa situazione – ha rincarato Giancarlo Boselli (Indipendenti) – non si è creata negli ultimi cinque anni. Amos è stata inventata dal centrosinistra e noi sono 6 mesi che chiediamo che i suoi rappresentanti vengano in commissione a spiegare perché persone che fanno lo stesso lavoro hanno contratti. diversi. Tutto è fermo da un anno e c’è una responsabilità precisa del Comune e della sindaca mossa da vergogna per il silenzio e la sottomissione totale alla Regione: un capoluogo di provincia non può accettare questa situazione. I più grandi urbanisti dicono che gli ospedali devono essere in città della cui vita devono fare parte: qui ci sono tutte le condizioni per rinnovare l’ospedale a blocchi come hanno fatto tutte le grandi metropoli. Per una città come la nostra la presenza sull’altopiano di dipendenti, lavoratori e cittadini rappresentano uno dei motivi su cui si sorreggono l’intera economia e la vita di questi quartieri. La sindaca non si rende conto che togliere l’ospedale da qui significa dare un colpo mortale al quartiere, la maggioranza deve fare una riflessione e rendersi conto che è tutto fermo e che a loro hanno raccontato una storia a cui hanno creduto senza chiedere un impegno preciso. Non hanno preso in giro noi hanno preso in giro loro”.

Ha poi preso la parola il consigliere regionale Ivano Marinetti (Movimento 5 Stelle): “Una sanità di eccellenza c’è quando tutto un territorio è eccellente. Occorre una struttura che dialoghi con le altre affinchè tutte le persone possano avere accesso a una sanità di eccellenza. Qui a Cuneo la giunta si aspettava delle firme su dei documenti, ma le firme sono arrivate sulle dimissioni di professionisti, del direttore generale, del direttore sanitario: un’ecatombe che è un fallimento politico.

In conclusione ha preseo la parola Luciana Toselli (Cuneo per i Beni Comuni): “A Savigliano la giunta si è opposta al partenariato pubblico-privato e così l’ospedale verrà fatto con fondi Inai. Noi siamo contro le spese inutili. Durante la campagna elettorale la sindaca mi aveva garantito e aveva promesso che si sarebbe lavorato sulla medicina del territorio ma invece di questo non se ne parla. Il vero dramma di questo ospedale è il Pronto Soccorso con attese che arrivano anche alle 24 ore: un problema che va risolto”.