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Al convegno di Confindustria si è parlato di “Come ridare nuovo slancio alle strutture di assistenza?”

Il problema è stato sottolineato anche dalla cabina di regia Rsa della Provincia

Riformare il modello di welfare per ridare nuovo slancio alle case di riposo, fortemente provate da due anni di pandemia. E’ questo, in sintesi, il concetto emerso durante il convegno promosso da Confindustria Cuneo nei giorni scorsi dal titolo “Residenze sanitarie assistenziali, un futuro da ricostruire” a cui ha partecipato anche il presidente della Provincia Federico Borgna. Sono intervenuti anche il presidente della Regione Alberto Cirio e degli industriali cuneesi, Mauro Gola. Tra i relatori Livio Tesio dell’Osservatorio regionale Rsa e Aurelio Galfrè coordinatore della cabina di regia per il monitoraggio delle Rsa che fa capo alla Provincia.

Nell’ultimo incontro di marzo la cabina di regia provinciale aveva già acceso i riflettori sulla criticità economica-finanziaria delle strutture a seguito dell’aumento del costo delle utenze e delle materie prime, a cui si sta aggiungendo ora il forte aumento delle spese per le utenze. In provincia ci sono 152 Rsa di cui 40 con meno di 40 posti letto. Dei circa 7.400 posti letto provinciali, oggi circa l’86% è occupato, ma durante la pandemia è sceso al 70%. Per una gestione in pareggio, il tasso di occupazione deve essere del 95%. I posti letto che usufruiscono di convenzione sono meno della metà del totale, per cui il 56% delle famiglie paga la retta piena.

Il problema era stato segnalato con una nota a firma del presidente Borgna agli organi politici della Regione con la richiesta di sostegno economico per contrastare almeno in parte la grave crisi delle Rsa. In quell’occasione si era posto all’attenzione della Regione anche il problema delle difficoltà interpretative sugli accessi dei parenti alle strutture, soprattutto per il fatto che veniva lasciata molta discrezionalità ai direttori sanitari di struttura nel prevedere misure più restrittive rispetto a quanto richiesto.  Infine, la richiesta di riattivare i centri diurni integrati (Cdi), per offrire un sostengo ai soggetti fragili che si recano nelle strutture per assistenza diurna o anche solo per la consumazione dei pasti.

Tutti questi argomenti sono stati toccati anche dal convegno di Confindustria che ha ribadito come le Rsa siano una ricchezza del territorio, radicate nei paesi offrendo cura, posti di lavoro e vicinanza alle comunità. Per salvare i conti sono state proposte aggregazioni di strutture e, nel contempo, servizi domiciliari sempre più capillari. Al momento servono fondi straordinari e urgenti per evitare che le strutture falliscano. Perché ai problemi lasciati dalla pandemia già citati (basso tasso di occupazione delle strutture e carenza di personale specializzato, soprattutto infermieristico) ora si aggiunge il caro bollette. E’ stato calcolato che il caro bollette inciderà di circa 2 euro al giorno a ospite, 750 euro l’anno per posto letto, in pratica tra 5 e 6 milioni solo per il costo di gas ed elettricità.

Le conclusioni del convegno sono state affidate ai due assessori regionali a Sanità (Luigi Icardi) e sociale (Maurizio Marrone) che hanno ricordato come ora la prima emergenza sia quella di aiutare le Rsa a sopravvivere, poi si discuterà della loro riforma in base alle indicazioni che arriveranno dalla commissione nazionale.