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La nuova PAC non penalizzi le imprese agricole più grandi e strutturate

È il monito lanciato da Confagricoltura Cuneo. Le regole di cui si sta discutendo a Bruxelles ridurrebbero di oltre il 60% i trasferimenti alle aziende che creano lavoro e guardano ai mercati

“Il taglio dei trasferimenti alle imprese agricole di maggiore dimensione e a vocazione più imprenditoriale in discussione con la nuova PAC non può essere accettato, in quanto penalizzerebbe in maniera ingiustificata chi è maggiormente in grado di offrire posti di lavoro e orienta la propria attività ai mercati”. È il monito lanciato da Enrico Allasia presidente di Confagricoltura Cuneo in merito alle trattative per la nuova Politica Agricola Comune, peraltro attualmente in fase di stallo, in corso ormai da tre anni a Bruxelles.

Ipotizzando la riduzione dei pagamenti europei di base a partire dal 2023, Confagricoltura ha simulato alcuni possibili scenari da cui emerge chiaramente che, rispetto alla situazione attuale, le aziende di maggiore dimensione subirebbero una riduzione dei trasferimenti comunitari pari ad oltre il 60%, mentre i vantaggi per le imprese più piccole resterebbero molto limitati.

“Si tratta, al momento, di ipotesi tutte da scongiurare – continua Allasia -. Ecco perché chiediamo che le decisioni in ordine ai pagamenti diretti siano facoltative per gli Stati membri, armonizzando invece regole, sanzioni e costo del lavoro, spesso molto diversi tra i vari Paesi. Occorre, poi, assolutamente evitare una nuova complicazione burocratica delle procedure. In altre parole, nonostante le difficoltà emerse, un accordo sulla riforma della PAC è possibile e auspicabile, ma non deve essere a tutti i costi, se si vuole che la politica agricola dell’Unione continui a sostenere un processo economico finalizzato a fornire ai consumatori cibo in quantità adeguate, sicuro e di altissima qualità”.

Anche perché di fronte alla sfida di una maggiore sostenibilità ambientale, gli agricoltori hanno già da tempo risposto “presente”, ma ciò comporta inevitabilmente dover sostenere nuovi costi di produzione, a cui si aggiungono quelli delle materie prime, in questo momento prossimi ai massimi storici. Non servono dunque nuovi e complessi adempimenti burocratici, ma un’efficace tutela dei redditi di tutte le imprese.

“Siamo assolutamente contrari a qualsiasi riforma della PAC che possa compromettere il potenziale produttivo del settore e la redditività degli agricoltori – ha concluso Enrico Allasia -. La sfida è quella di conseguire, grazie alla ricerca scientifica, una maggiore sostenibilità ambientale, consolidando i livelli produttivi, ma la risposta alle esigenze della società e dei consumatori non può che venire, come è stato in passato, da un sistema di imprese efficienti e competitive”.

Confagricoltura Piemonte, nei prossimi giorni, scriverà a tutti gli europarlamentari e parlamentari piemontesi per evidenziare nel dettaglio le criticità descritte e per chiedere loro la massima attenzione affinché si possa giungere ad un accordo europeo non penalizzante per l’agricoltura italiana e regionale.