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Ance Cuneo, il forte rincaro delle materie prime mette a rischio gli appalti

Gabriele Gazzano scrive alle Amministrazioni pubbliche della provincia

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L’impennata generalizzata dei prezzi può rendere economicamente insostenibili commesse definite con livelli di costi assai inferiori. L’appello ai Comuni a mettere in campo soluzioni negoziali in grado di assicurare continuità ai cantieri

La questione sta assumendo le dimensioni di un problema serio che riguarda l’economia mondiale: preoccupa l’aumento generalizzato del prezzo delle materie prime, in pratica tutte le materie prime, spesso associato a una forte impennata dei costi di trasporto per quelle importate. Basti dire che il petrolio, con i suoi oltre 70 dollari al barile odierni, dalla fine ottobre ha fatto registrare un balzo del 95%.

La preoccupazione, nel mondo produttivo, attraversa tutti i comparti, ma tocca in modo particolare quello dell’edilizia. La crescita dei prezzi è cominciata a fine 2020 e riguarda soprattutto metalli, materie plastiche derivate dal petrolio, calcestruzzo e bitumi. A dicembre un rapporto Ocse ha attribuito l’avvio di questa dinamica all’improvviso incremento della domanda del settore delle costruzioni in Cina, la quale ha innescato un effetto mondiale al rialzo sul prezzo di tutta la filiera dell’acciaio.

A ciò si sono aggiunti gli effetti della pandemia che ha comportato scarsità di offerta per le chiusure industriali e commerciali in tutto il pianeta, e, paradossalmente, quelli della ripresa, avendo essa generato un forte e repentino aumento della domanda.

Le conseguenze di questa somma di fattori si avvertono soprattutto in Europa e la nostra penisola ne è pienamente coinvolta.

La riprova viene, per quanto riguarda la Granda, dalla lettera inviata dal presidente di Ance Cuneo, Gabriele Gazzano, a tutte le Amministrazioni comunali della provincia.

Nella comunicazione Gazzano evidenzia come il progressivo, rilevante rincaro nei prezzi d’acquisto di molte delle materie prime impiegate in edilizia, andando ben oltre le ordinarie fluttuazioni di mercato, renda economicamente insostenibile l’esecuzione delle commesse affidate o in via di affidamento, il cui quadro economico è stato definito con livelli di costi assai differenti.

Vengono riportati i dati molto espliciti, raccolti dall’Associazione nazionale costruttori edili da fonti come Centro studi Meps, Prometeia e Siteb. Negli ultimi mesi si sono registrati aumenti del tutto straordinari: ferro, acciaio tondo per cemento armato: +150% tra novembre 2020 e maggio 2021; nel periodo novembre2020-aprile 2021: polietilene (Hdpe) +113,1%, polietilene (Ldpe) +128,5%, rame +45,5%; cemento: +10% nel bimestre dicembre-gennaio.

L’andamento è confermato dal rilevamento dell’aumento dei costi di costruzione dallo scorso dicembre a marzo effettuato da Ance Piemonte, che ovviamente non tiene conto dell’accelerazione avvenuta nei mesi successivi e che comunque, sebbene prospetti un quadro meno grave di quello attuale, solo in parte potrà essere recepito dal prossimo prezzario annuale delle opere pubbliche della Regione.

Fatte queste constatazioni, Gabriele Gazzano evidenzia come il Codice dei contratti pubblici oggi non preveda adeguati meccanismi di revisione e ristoro, in grado di ristabilire gli equilibri contrattuali saltati a seguito di aumenti di prezzi di tale portata. Pertanto, «nonostante gli sforzi delle imprese esecutrici, commesse che prevedono un rilevante impiego di tali materiali rischiano di non essere più economicamente sostenibili, con la prospettiva di un “blocco” generalizzato degli appalti che riteniamo sia interesse di tutti provare a scongiurare».

Mentre a livello nazionale l’Ance sollecita con forza al Governo interventi che consentano di riconoscere alle imprese gli incrementi straordinari intervenuti, secondo il presidente Gazzano «spetta alle Amministrazioni ricercare il dialogo e la collaborazione con le imprese appaltatrici, al fine di evitare rallentamenti o, peggio ancora, situazioni di “stallo” nell’esecuzione degli appalti».

La proposta è che, con le attuali norme e con le risorse eventualmente individuabili nei quadri economici a disposizione, siano messe «in campo soluzioni negoziali in grado di garantire coperture ai maggiori oneri e di assicurare continuità ai cantieri».

Inoltre, «per quanto concerne le opere da affidare, sarebbe auspicabile condurre una preventiva opera di adeguamento della base d’asta che tenga conto dei rincari nelle voci di prezzo e prevedere nei contratti specifica clausola revisionale ai sensi dell’articolo 106, comma 1, lettera a) del decreto legislativo n. 50/2016». Il riferimento normativo è al Codice degli appalti.

L’allarme, come dicevamo, è diffuso non solo nel nostro Paese, ma a livello continentale e oltre, se è vero com’è vero che Thomas Bauer, presidente della Fiec, la Federazione europea dei costruttori a cui aderisce l’Ance, si è rivolto alla Commissione di Bruxelles per mettere in guardia dai rischi dei rincari e chiedere l’adozione di misure di compensazione da parte della politica. Fra i rischi da scongiurare, segnala Bauer, vi potrebbe essere la minaccia diretta all’attuazione dei piani di Recovery.

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