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Da luglio al via la raccolta firme per la proposta di referendum abrogativo sul fine vita

L’iniziativa verrà sostenuta da Radicali, Verdi, Volt, PSI, con il supporto dell’Associazione Luca Coscioni. Oggetto della raccolta firme è l’abrogazione di una formula contenuta nell’articolo 580 del codice penale.

Dal primo luglio avrà inizio la raccolta firme portata avanti dai Radicali in merito alla proposta di un referendum abrogativo sulla questione del fine vita, argomento per cui i Radicali combattono da anni e tornato d’attualità in seguito all’approvazione della legge sull’eutanasia da parte del governo spagnolo dello scorso 18 marzo. Il testo che si potrà sottoscrivere è il seguente: “Volete voi che sia abrogato l’art. 580, comma 1 del codice penale (istigazione o aiuto al suicidio) approvato con R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398, limitatamente alle seguenti parole «ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione», comma 2 limitatamente alle parole «o aiutata» e nella rubrica dell’articolo limitatamente alla parola «o aiuto»?”.

La proposta fa riferimento all’articolo 580 del codice penale, che recita: “Istigazione o aiuto al suicidio. Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima [583]. Le pene sono aumentate [64] se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1 e 2 dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d’intendere o di volere [85], si applicano le disposizioni relative all’omicidio [575-577]”.

Un articolo che, nelle intenzioni dei sostenitori della raccolta firme, necessita di essere abrogato nelle parti che fanno riferimento al concetto di “aiuto al suicidio” o “agevolazione all’esecuzione”. In primo luogo si osserva che “ne agevola in qualsiasi modo” è una formula generica e, prestandosi ad essere riempita di qualsiasi contenuto, non possiede le caratteristiche di rigorosa ed univoca determinazione che si richiede ad una norma penale. Proprio in ragione della sua genericità, l’ambito di applicazione di essa è stato esteso, al di là dell’intenzione dell’originario legislatore, alle fattispecie del fine vita, violando il diritto del malato di non essere costretto a sopportare sofferenze indicibili. L’abrogazione separa in modo chiaro l’ipotesi di istigazione al suicidio (che resta penalmente sanzionata) dal contributo fornito alla realizzazione di un progetto del soggetto coinvolto, cui il terzo non ha in alcun modo partecipato. Attraverso essa si afferma il principio secondo cui la vita non appartiene allo Stato, né ai detentori delle verità religiose, ma al soggetto che ne è portatore. Si ribadisce il valore di essa attraverso la difesa dalle aggressioni esterne, di cui l’istigazione è esempio, ma non da quelle “interne”, cioè dalla volontà del soggetto cui la vita appartiene. La problematica relativa all’aiuto al suicida viene stralciata dal diritto penale e ritorna nella sfera dei comportamenti sociali e morali. Ciò non significa che venga consentito l’aiuto alla persona che non sia in perfette condizioni di intendere e volere, restando comportamenti di tal tipo perseguiti degli articoli precedenti.

L’iniziativa verrà portata avanti da Radicali, Verdi, Volt, PSI, con il supporto dell’Associazione Luca Coscioni.