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Michele Trapani, titolare della Birrovia, rivendica il diritto al lavoro

"Chiedo che vengano emanate delle indicazioni per poter accogliere in orari diurni, serali e notturni le persone che sono state sottoposte a vaccinazione. Voglio portare avanti la mia idea" scrive in un post su Facebook

Michele Trapani, titolare della Birrovia di Cuneo, oggi, domenica 17 gennaio ha scelto di affidare nuovamente ai social una riflessione riguardo la sua proposta di aprire il suo locale ai soli vaccinati.

Scrive: “Sono passati ormai alcuni giorni dalla mia proposta/provocazione.
Sono ormai alle spalle i clamori giornalistici e forse anche l’interesse politico-mediatico verso la mia idea.
Voglio riprendere un po’ le fila del discorso, esternando e condividendo alcune considerazioni maturate in questi giorni, in cui, come forse avete notato, non ho commentato, non ho risposto, non ho raccolto provocazioni né ho dimostrato gratitudine.
Mi sono esposto in prima persona, e in prima persona ho risposto di quanto dichiarato.
Il calore, il sostegno, la vicinanza, il conforto ricevuto da amici, conoscenti, perfetti sconosciuti, colleghi, familiari, associazioni di categoria mi hanno fatto sentire “al sicuro” nonostante gli attacchi, le minacce, le maledizioni più o meno esplicite…
Sapete, lo scalpore che si è sviluppato intorno alla mia provocazione mi ha fatto capire che ci sono stati almeno 4 modi di reagire differenti:
– chi, condividendo, mi ha appoggiato
– chi, non condividendo, ha comunque preso le mie parti dinnanzi ad attacchi pesanti e maleducati, cercando di “indossare le mie scarpe”
– chi non ha condiviso ma non ha attaccato
– chi non ha condiviso e ha dato sfogo all’istinto più becero e vile, arrogandosi il diritto di dire meschinità gratuite augurando le peggiori disgrazie.
Molti di voi mi conoscono, io sono un “animale social”.
Perché l’aspetto social è diventato parte integrante se non fondamentale per chi fa il mio mestiere, sia per gestire autonomamente la pubblicità facendo conoscere il setting, il menù, le idee, l’originalità, le proposte, la personalità del locale e del gestore che per creare quell’aspettativa genuina che fa scegliere al cliente un locale piuttosto che un altro.
Quindi la mia proposta-provocazione ho voluto “lanciarla” e condividerla proprio tramite i social.
Non voglio entrare nel merito delle credenze e convinzioni rispetto alla vaccinazione. Ognuno il suo senso civico lo esprime e lo gestisce come meglio crede. E immagino che coerentemente gestirà anche l’eventuale cura al proprio domicilio, lasciando gli ospedali, le rianimazioni e tutto ciò che concerne il sistema sanitario nazionale (pubblico) a coloro che ne avranno necessità.
E la mia non è una polemica, veramente. Rispetto ogni scelta, se fatta con cognizione di causa e responsabilità. Conosco e frequento e stimo persone che hanno scelto di non vaccinarsi. Non per questo sono meno importanti ai miei occhi e nel mio cuore.
Entro nel merito invece delle credenze e delle convinzioni di coloro che parlano erigendosi a Dio o a braccio destro di Dio.
Signori, io non voglio riportare in auge nessun Decreto del 42. Io non voglio dare origine a una nuova campagna razzista, ce ne sono già così tante, quasi da avere l’imbarazzo della scelta; sarebbe quasi l’ora di sfoltirle un po’, non di rimpolparle.
Io non voglio ledere il sacrosanto diritto costituzionale di scelta di nessuno; ho già troppi “sagrin” per conto mio, e non vado a cercarmene altri. Io non obbligo, io non insulto, io non caccio.
Io, che non sono Dio, voglio LAVORARE.
Vorrei (obbligatorio il cambio del tempo verbale) che si tornasse alla normalità, o presunta tale, alla possibilità di scegliere se andare al cinema o a teatro o al pub o in pizzeria o a un concerto o in una piola o in un ristorante.
Forse per qualcuno questo non è indispensabile, perché si vive anche senza cinema, teatro, pub, pizzeria, concerto, piola o ristorante.
Ma per i cassieri, i bigliettai, i proiezionisti, gli attori, i tecnici luci, i tecnici del suono, i camerieri, i cuochi, i fornitori, i mastri birrai, i rappresentanti, i gestori e tutti coloro che ruotano intorno a questo mondo (che non è l’unico… c’è il mondo dello sport, il mondo delle vacanze, il mondo dei trasporti e delle autovetture….) non si vive senza prospettive di ripresa e senza possibilità di guadagno.
Andare a ballare, ascoltare un concerto, assistere ad una serata comedy, partecipare ad un dibattito non è banalmente uno svagarsi.
È far parte di un ingranaggio che coinvolge persone, famiglie, introiti, debiti…
Io, rivendicando il mio diritto al lavoro, chiedo che vengano emanate delle indicazioni per poter accogliere in orari diurni, serali e notturni le persone che sono state sottoposte a vaccinazione.
Nel mio locale
Nei cinema
Nei teatri
Nelle pizzerie
Nelle piole
Nei ristoranti
Nelle piscine
Negli stadi
Negli aereoporti
Sulle piste da sci
Etc etc etc
Io non smetto di chiederlo.
Cari colleghi, care associazioni di categoria, cari navigatori nella mia stessa barca, io voglio portare avanti la mia idea.
Aiutiamoci.
Cari amici Birrovieri e nemici dichiarati miei e della Birrovia, Michele Trapani non voleva farsi pubblicità.
Michele Trapani vuole lavorare. Vuole pagare i dipendenti, i fornitori, le bollette, l’affitto, il mutuo. Vuole veder continuare a vivere il suo sogno. Vuole vedervi star bene mentre mangiate, o sorseggiate, o ridete, o ballate, o vi commuovete, o ascoltate o pensate o fumate o vi abbracciate. Vuole vedervi arrivare e vedervi andar via col sorriso e con un “alla prossima”.
Vuole poter dimostrare la propria gratitudine a chi c’è stato, con un messaggio, una telefonata, una pacca sulla spalla condita da gel idroalcoolico, con la costanza negli ordini per l’asporto o il domicilio, con il sostegno dichiarato e pubblico.
È stata una riflessione lunga, lo so,
ma è quello che mi sentivo di dirVi.
Arrivederci a presto (Indice di Trasmissione permettendo)
Viva voi e Viva la Birrovia.