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Granda in Azione: “Basta con la schizofrenia legislativa, si riaprano ristoranti e bar”

Il neonato coordinamento provinciale del partito fondato da Carlo Calenda nel 2019, di cui fa parte anche l’onorevole cuneese Enrico Costa, ha espresso il proprio parere circa la gestione sanitaria del Covid con toni risoluti: la parola chiave è riaprire rispettando i protocolli.

La neonata sezione provinciale del partito Azione, fondato da Carlo Calenda nel 2019, ha espresso la propria linea riguardo al modo in cui il governo sta gestendo l’epidemia da Coronavirus. In modo particolare, l’attenzione dei membri cuneesi del partito è rivolta al tema della ristorazione, con il cibo che non è solo la fonte di reddito per migliaia di famiglie, ma anche cultura e collante sociale. Di seguito il parere di Granda in Azione.

Stiamo vivendo tempi fatti di limitazioni e paure, sono in molti a chiedersi quale sarà il futuro che ci aspetta e l’emergenza ha imposto a tutti i settori economici un grave sforzo per adeguare le proprie attività e servizi alle disposizioni sanitarie. Fra le categorie che più stanno soffrendo c’è quella dei ristoratori. La ristorazione è un settore fondamentale della macchina economica italiana che genera circa il 10% del nostro PIL ed è strategico per il turismo. Il cibo in Italia è cultura, è collante sociale, fonte di reddito per più di un milione di famiglie, senza contare l’enorme indotto. Sono migliaia gli imprenditori che già in primavera avevano provveduto ad adeguare i loro locali secondo le prescrizioni dei vari Dpcm, investendo anche somme ingenti e che adesso vivono momenti di gravissima difficoltà. Sulla questione un’opinione qualificata è quella di Giampiero Gianaria, vicesindaco di Venasca e ristoratore di professione, che lancia un appello come componente del coordinamento provinciale di Azione “In questi giorni è profondo il senso di delusione e scoramento. Le spese continuano a correre e si aggiungono a quelle accumulate nell’anno passato. La situazione sta portando all’esasperazione uomini e donne che con grande dignità hanno finora accettato le disposizioni di legge. Si ha, persino, la sensazione che alcuni provvedimenti siano frutto di pregiudizio nei confronti dell’intera categoria e la preoccupazione più grande è rappresentata dalla totale incertezza in cui si opera, senza una reale prospettiva di ripresa. Infine, i “ristori economici” sono, purtroppo, insufficienti ed erogati in ritardo. Molti operatori sono allo stremo. La possibilità di lavorare con consegne a domicilio rappresenta un palliativo limitato, impraticabile dalla maggior parte delle attività nei piccoli comuni, che mortifica le professionalità e la specificità della cucina tradizionale oltre che l’essenza stessa del ristorante, che è fatto di luoghi, di attenzioni e soprattutto di persone. Per tali motivazioni ritengo che sia necessario uno sforzo maggiore da parte del governo con un sostegno reale per chi è indebitato e l’immediata erogazione di indennizzi calcolati sulle effettive perdite, per salvare il salvabile.”

Sulla stessa linea Luca Olivieri, vicesindaco di Mondovì e componente del coordinamento provinciale di Azione che sostiene: “L’emergenza Covid ha gettato nella disperazione molti imprenditori. Fra i più colpiti ci sono gli operatori della ristorazione. Il balletto di aperture e chiusure e la mancanza di certezze hanno portato a una situazione economica disastrosa, per tutta il ramo della ristorazione. Il cibo in Italia rappresenta la nostra cultura. E’ fonte di reddito per migliaia di famiglie che lavorano nel settore e nel suo indotto. Il ristorante non è che l’ultimo anello di una lunga filiera che parte dalla terra, passa dalle cucine e arriva sulle tavole. Sono diverse le iniziative di sostegno che sono state attivate dalle amministrazioni locali, ma si è avuta l’impressione di uno scollamento con il governo centrale che spesso è stato sordo alle richieste degli amministratori e degli imprenditori. Un governo che avrebbe dovuto fare di più e soprattutto senza pregiudizi verso la categoria dei ristoratori. La rigidità dei protocolli infatti è già particolarmente severa e procura rammarico che un ristorante sia considerato molto più pericoloso di altre attività commerciali”. Conclude Alberto Ribezzo, coordinatore monregalese di Azione: “La situazione drammatica che da quasi un anno sta vivendo il settore ho.re.ca è ben chiara a tutti. Gli imprenditori seri della nostra provincia chiedono di poter lavorare nel rispetto rigoroso e categorico del protocollo anti Covid per tutelare la propria famiglia, i collaboratori e i clienti, si aspettano un controllo efficace e puntuale da parte degli organi di controllo e vogliono tornare a lavorare anche per tutelare tutti quei fornitori specializzati di materie prime e servizi che diversamente non avranno scampo“.