Italia, fanalino di coda nell’utilizzo dei Fondi Strutturali europei

Crosetto: “Nelle politiche di sviluppo il nostro Paese deve cambiare passo”

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Ritardi nell’avvio dei programmi di spesa e nel tempo concesso per la dichiarazione dei costi e numerosi errori nella presentazione dei rendiconti di spesa, queste le maggiori criticità identificate dai revisori dei conti Ue che hanno relegato il nostro Paese agli ultimi posti nella graduatoria europea di accesso ai Fondi strutturali.

Dalla relazione annuale della Corte dei Conti europea sul bilancio generale Ue, l’Italia ha al suo attivo una percentuale di spesa del 30,7% sul totale delle risorse messe a disposizione nel 2019, mentre la media degli altri paesi si attesta sul 40%. Il confronto della capacità di assorbimento dei fondi è stato fatto con i dati del 2012.

Un risultato che appare piuttosto deludente e che pone degli interrogativi su quanto sia ancora “fragile” il nostro Paese nel “progettare” e “fare rete” ai vari livelli territoriali.

«I Fondi strutturali e di investimento europei – dichiara Luca Crosetto, vice presidente di Sme United e presidente di Confartigianato Imprese Cuneo – sono il principale strumento finanziario attraverso il quale l’Unione Europea promuove il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale. La collocazione del nostro territorio in fondo alla graduatoria nell’utilizzo di tali risorse identifica un chiaro rallentamento del Sistema Paese nel puntare su asset ormai fondamentali per lo sviluppo socio economico, quali ricerca e innovazione, tecnologie digitali, sostegno all’economia a basse emissioni di carbonio, gestione sostenibile delle risorse naturali, incentivi per le piccole imprese. Nonostante in questi anni ci sia stato grande impegno da parte degli Europarlamentari italiani e di Enti preposti, quali la stessa Sme United, nel sostenere le ragioni dell’artigianato e delle PMI a livello comunitario, i risultati non sono tuttora soddisfacenti. Occorre una maggiore presa di coscienza della situazione da parte governativa, andando ad accelerare gli interventi necessari per un fattivo riequilibrio del nostro percorso di sviluppo con quello degli altri paesi membri della Ue. E’ quindi necessario un rapido ed incisivo <cambio di marcia> La nostra Associazione, alla luce di questi ultimi dati, attraverso il suo Sistema nazionale, ritiene doveroso adoperarsi nella ricerca di nuove progettualità per l’accesso a tali fondi, evitando di disperdere risorse che potrebbero concretamente dare un forte impulso alla crescita del territorio e delle nostre imprese».

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