“Giornalista terrorista”, striscione nel centro di Torino: dare la colpa ai media è la soluzione più comoda

La Digos ha avviato un'indagine, ma il problema è alla radice: quando una notizia (vera) non piace, si punta il dito contro l'informazione

“Giornalista terrorista”. La Digos ha già avviato un’indagine sullo striscione affisso nella mattinata odierna a Torino, in corso Marconi, all’angolo con via Madama Cristina.

Uno slogan in voga da anni, divenuto quasi un coro da stadio e sbandierato puntualmente ogni volta che l’informazione racconta cose che non piacciono, che non sono di pubblico gradimento, come, in questo caso, la recrudescenza della pandemia di Coronavirus.

Occorre fare subito un distinguo, però: il mondo dell’informazione online è oggi permeato da due tipologie di fonti. Quelle giornalistiche, con notizie verificate e prodotte da testate registrate regolarmente in tribunale e da iscritti all’albo, e quelle non giornalistiche, divulgate da “siti d’informazione”, che giornali non sono e che spesso mirano a ottenere click e visualizzazioni facili per monetizzare i (solitamente pochi) introiti offerti dai browser.

Sta al buon senso del cittadino, poi, selezionare con criterio i suoi punti di riferimento per restare sempre aggiornato e apprezzare il lavoro che si cela dietro a ogni articolo, a prescindere dalla sua lunghezza. Perché, se errare è umano (in passato abbiamo sbagliato anche noi di Cuneo24 e non è escluso che possa accadere ancora in futuro: ce ne scusiamo sin d’ora con i nostri lettori), non si può prescindere dal senso etico alla base della professione, che nulla ha a che spartire con gli sciacalli del clickbaiting.

Per cui, quando sentite dire o leggete la frase “giornalista terrorista”, ricordate che, più che una calunnia nei confronti di chi esercita quotidianamente e con mille sacrifici questo mestiere, vi trovate di fronte a un sostantivo e a un attributo che altro non fanno che tentare di porre un’algida censura alla verità. Quella stessa verità che l’informazione autentica, tutti i giorni, prova a fare venire a galla, anche sul virus, a cominciare dai dati numerici, peraltro, nel nostro caso, forniti con estrema trasparenza dalla Regione Piemonte.

Non piace neanche a noi questa pandemia, credeteci. Purtroppo, però, c’è. E parlarne, partendo sempre e soltanto da dati certi, non è un nostro diritto, bensì un dovere, che intendiamo esercitare fino in fondo. Sempre e comunque.