Gilberto Fiore (AAROI-EMAC): “Manca personale in Rianimazione, terapie intensive in allarme. Il Natale? In intimità”

Il presidente della sezione piemontese del sodalizio che raggruppa gli anestesisti e i rianimatori ospedalieri non ha dubbi: "La parola d'ordine per il prossimo 25 dicembre deve essere 'salvaguardia', propria e degli altri. Dimentichiamoci i cenoni e le tradizioni: si potrà festeggiare soltanto in intimità e con i parenti più stretti, ma con grande prudenza"

La pandemia di Coronavirus che ammorba l’Europa (e non solo) sta tenendo sotto scacco anche la nostra regione, divenuta lo scorso 6 novembre zona rossa in seguito ad apposita ordinanza del Ministero della Salute, con l’introduzione di misure restrittive molto severe, fra cui la limitazione agli spostamenti al di fuori del proprio Comune.

Regole che sembrano sortire gli effetti sperati: l’indice Rt di contagio a livello regionale è passato da 2,16 a 1,37, ma guai a esultare prima del tempo. Ora come non mai serve prudenza e a ribadirlo è il dottor Gilberto Fiore, presidente AAROI-EMAC Piemonte (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza Area Critica), che ringraziamo per l’intervista rilasciataci.

Dottor Fiore, ieri è circolata la notizia di un Piemonte in grande sofferenza per quanto concerne i posti letto in terapia intensiva per pazienti Covid ancora disponibili su scala regionale: qual è la situazione?

“Stiamo parlando di un quadro indubbiamente delicato. I posti letto dedicati alla terapia intensiva attivati in Piemonte sono all’incirca 560 e, di questi, 360 o poco più sono destinati ai malati di Coronavirus. Al momento siamo in allarme, ma abbiamo individuato uno spazio per recuperare alcuni posti letto grazie ai privati, che li avevano peraltro messi a disposizione già in occasione della prima ondata di contagi”.

Al momento quindi non c’è il rischio di essere costretti a trasferire i malati Covid piemontesi che necessitano del ricovero in terapia intensiva in un’altra regione che presenti adeguata disponibilità?

“No, per fortuna questo scenario ad oggi è scongiurato, stando a quanto si evince dai dati a nostra disposizione. La rete sanitaria regionale sta reggendo l’urto”.

Vi è però un’altra emergenza, di cui si parla forse meno sui giornali, ma, se possibile, ancor più grave rispetto a quella dei posti letto: la mancanza di personale nei reparti di Rianimazione.

“Senza ombra di dubbio questa è la lacuna principale, che bisogna colmare quanto prima. In tal senso, il dialogo con l’assessorato alla Sanità è continuo. Sappiamo che ci sono risorse, seppur minime, da investire sull’assunzione di personale e ci auguriamo che la situazione si sblocchi quanto prima. Intanto, l’assessore Luigi Genesio Icardi ci ha garantito che tra questa settimana e la prossima si diplomeranno alla scuola infermieristica 600 nuovi infermieri. Attenzione, però: questo non significa che siano pronti per affrontare il lavoro in Rianimazione. Per quello servirà una preparazione ulteriore”.

Questo secondo lockdown in Piemonte, seppur in misura ridotta rispetto a quello attuato in primavera,  sta dando i risultati sperati? E, soprattutto, può considerarsi sufficiente a frenare la pandemia?

“Ciò che noi tutti ci aspettiamo in seguito all’introduzione delle nuove misure è un calo dei contagi e i dati in tal senso sono confortanti. Tuttavia, la sicurezza si potrà avere soltanto basandosi sui numeri che perverranno nelle prossime settimane. Personalmente, ritengo sia stata una scelta sbagliata quella di mantenere aperte le scuole e di non porre una stretta sul trasporto pubblico: ci sono tantissime ditte private che hanno i propri autobus fermi e questa sarebbe stata un’occasione utile per sostenerle”.

Che Natale dobbiamo attenderci?

“La parola d’ordine per il prossimo 25 dicembre deve essere ‘salvaguardia’, propria e degli altri. Dimentichiamoci i cenoni e le tradizioni: si potrà festeggiare soltanto in intimità e con i parenti più stretti, ma con grande prudenza. Ricordiamoci che questa seconda ondata pandemica è figlia dei contagi all’interno nei nuclei familiari. Sarà altresì fondamentale continuare a osservare le classiche regole: indossare le mascherine, rispettare il distanziamento interpersonale e igienizzarsi quanto più possibile le mani. Solo così, con uno sforzo corale, eviteremo l’ennesima recrudescenza”.