Prigioniero della burocrazia: la surreale vicenda di Michele Baranowicz

Acquistato da Piacenza, il pallavolista monregalese non può scendere in campo, poiché preda dei legacci di una paradossale norma federale: "Non riesco più a trattenere le lacrime dalla rabbia e dallo sconforto"

Questa è una storia a cui, francamente, si fatica a credere. Possibile che nel 2020 un semplice paletto burocratico possa apparire tanto insormontabile da impedire a un pallavolista di scendere in campo con la sua nuova squadra?

La risposta, qualora ve lo stiate domandando anche voi, è sì. È possibile. Chiedere a Michele Baranowicz per conferma. Il giocatore monregalese ha trovato un accordo con Piacenza nei giorni scorsi ed era pronto a mettersi da subito al servizio della compagine emiliana, ma qualcosa, ancora, gli impedisce di farlo. Cosa? Lo spiega direttamente l’atleta.

“Ancora una volta il mio diritto a lavorare e la mia dignità di uomo vengono calpestati deliberatamente, senza ritegno e senza vergogna – esordisce –. Non giudico nessuno, espongo i fatti per come sono. Dopo le vicissitudini della scorsa estate, pensavo che questi problemi fossero finiti. ‘Sei svincolato’, mi dissero… ‘Se non hai un contratto in essere con qualsiasi società, potrai andare a giocare dove vorrai, senza che nessuno possa dirti o pretendere qualcosa da te’. Ci avevo creduto. Come molti di voi sanno, pochi giorni fa ho trovato un accordo con Piacenza. Finalmente. Le motivazioni e il morale sono alle stelle, un grande società, grandi giocatori, poter lavorare insieme a Bernardi che idolatravo da bambino. Tutto perfetto”.

O quasi. “Richiedo alla Tonno Callipo (società con la quale non ho contratto e che non è proprietaria del mio cartellino, in quanto ‘svincolato’) il mio tesseramento e conseguentemente il mio trasferimento a Piacenza, in quanto un regola federale dice che può tesserarmi l’ultima società con la quale sono stato affiliato. Il tesseramento mi viene negato. Il termine ultimo per quest’ultimo è il 1° novembre e questa è la data in cui vorrebbero farlo ( fonte www.volleyball.it), facendomi saltare non soltanto l’incontro con Modena, ma anche quello del 24 ottobre, proprio contro la Tonno Callipo Volley… Sono libero, ma ancora ‘prigioniero’. Non riesco più a trattenere le lacrime dalla rabbia e dallo sconforto per quest’ultimo anno. Bisogna farsi coraggio e per amore di mia moglie e mia figlia continuerò a lottare. A voi lascio il compito di riflettere su quanto scritto, a voi lascio il giudizio su questa vicenda, perché tanto a me non è concesso nemmeno di poter lavorare, anche se da cittadino italiano credo che la nostra Costituzione dica altro”.

Uno sfogo tanto duro quanto comprensibile, a cui Baranowicz ha voluto aggiungere le seguenti precisazioni: “Tengo a precisare che ho avuto un rapporto leale, sereno e cordiale con la famiglia Callipo e non ho nessun contenzioso legale con loro. Ho provato più volte in questi giorni a contattare il presidente Callipo, cercando di comprendere cosa stesse accadendo, senza alcuna risposta. Venerdì mattina mi è stato richiesto dal direttore sportivo della Tonno Callipo, il signor De Nicolo, dove volevo trasferirmi, il codice Fipav e il modello di trasferimento, dopo aver inviato tutto (visita medica compresa)… Il caos. Quella che sembrava una prassi vissuta da noi atleti molte volte nella carriera, si è trasformata in Odissea. Ancora oggi mi trovo fermo, senza poter giocare con il mio nuovo club. Nulla impedisce a Vibo di farmi giocare da subito. Ringrazio Piacenza per avermi dato questa grande opportunità, che vorrei cogliere immediatamente e ricambiare la loro fiducia scendendo in campo già dalla prossima gara”.

Una speranza alla quale ci uniamo anche noi di Cuneo24. Il lavoro nobilita l’uomo e negarlo è un reato, quantomeno moralmente.