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La Memoria da ritrovare

Oggi è il "Giorno della Memoria" per ricordare le vittime dell'Olocausto ma il rischio è quello di confinare alle celebrazioni di una giornata quello che dovrebbe essere un esempio e un ricordo che ci dovrebbe accompagnare sempre

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Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale per commemorare le vittime dell’Olocausto e viene celebrata il 27 gennaio perché è il giorno del 1945 in cui le truppe dell’Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz facendo conoscere al mondo gli orrori del nazismo. Le vittime di questa barbarie furono: 6 milioni circa di Ebrei, tra le 196mila e le 300mila persone di etnia Rom, 250mila disabili, 7/8 milioni di non ariani, soprattutto slavi, tra cui 3 milioni circa di prigionieri di guerra sovietici, un milione e cinquecentomila dissidenti politici – comunisti, socialisti, massoni, a cui aggiungere i membri di piccole minoranze come omosessuali o Testimoni di Geova, non assimilabili al nuovo ordine.

In realtà, calcolare il numero totale di persone che morirono a causa della follia nazista è difficile perché non esiste alcuna documentazione tenuta da funzionari nazisti che contenga il numero esatto dei morti causati dall’Olocausto. Di fatto non esiste in alcun luogo al mondo una lista di coloro che morirono.

C’è però un nuovo studio, condotto dall’Holocaust Memorial Museum di Washington, secondo il quale potrebbero essere tra i 15 e i 20 milioni le persone imprigionate o uccise dai nazisti, mentre la rete di campi di sterminio e centri di detenzione sarebbe due volte più ampia di quella presa in considerazione finora. Sarebbero stati infatti identificati oltre 42.500 siti utilizzati per perseguitare, terrorizzare, uccidere. Auschwitz è quindi  un simbolo della ferocia nazista ma, purtroppo, non l’unico.

La Storia, si dice, è maestra di vita e i terribili numeri che abbiamo sintetizzato avrebbero dovuto insegnare qualcosa all’Umanità, che dopo la Seconda Guerra mondiale avrebbe dovuto imparare qualcosa dal nazismo e dai suoi terribili effetti. Invece no, la Storia è fatta di capitoli, come quelli che si insegnano a scuola e girata la pagina si tende a dimenticare. E non vogliamo parlare dei morti in guerra ma di quelli, inermi – innocenti – che sono stati massacrati in nome di una differenza di religione, per il colore della pelle, per i pensieri che hanno manifestato, per un qualsiasi motivo che ne abbia comportato la persecuzione, la tortura, la sofferenza e la morte.

Qualcuno, infatti, si ricorda ancora il massacro di Sabra e Shatila eccidio compiuto dalle Falangi libanesi e l’Esercito del Libano del Sud, con la complicità dell’esercito israeliano, che costò la vita a un numero di civili compreso fra 762 e 3.500, prevalentemente palestinesi e sciiti libanesi? La strage avvenne fra le 6 del mattino del 16 e le 8 del mattino del 18 settembre 1982 nel quartiere di Sabra e nel campo profughi di Shatila, entrambi posti alla periferia ovest di Beirut.

Oppure il massacro di Srebrenica, genocidio di oltre 8.000 musulmani bosniaci, per la maggioranza ragazzi e uomini, avvenuto nel luglio 1995 nella città di Srebrenica e nei suoi dintorni, durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina. Nel 2007 una sentenza della Corte internazionale di giustizia oltre a diverse altre del Tribunale penale per l’ex Jugoslavia hanno stabilito che il massacro, essendo stato commesso con lo specifico intento di distruggere il gruppo etnico dei bosgnacchi, costituisce un “genocidio”.

E il processo di epurazione del popolo cambogiano avvenuto tra il 1975 e il 1979, noto come genocidio cambogiano, sotto la dittatura comunista di Pol Pot che è costato la vita da 1,5 a 3 milioni di cambogiani?

Più recenti e ugualmente carichi di morte sono da citare i conflitti in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria. Ma non solo, perché oltre alle guerre combattute per interessi economici mascherati da interventi umanitari contro spietati dittatori, nel nostro pianeta ci sono attualmente circa 70 Stati coinvolti in guerre di cui spesso l’opinione pubblica non sa niente. Qualche esempio: in Europa sono 9 gli Stati teatro di eventi bellici e 81 tra milizie -guerriglieri, gruppi terroristi -separatisti -anarchici coinvolti. Guerra in Cecenia (contro i militanti islamici), Daghestan (guerra contro i militanti islamici),  Ucraina (secessione dell’ autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk e dell’ autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk) e la zona Nagorno-Karabakh (scontri tra esercito Azerbaijan contro esercito Armenia e esercito del Nagorno-Karabakh). In Africa sono 29 Stati in guerra: la situazione egiziana con la guerra contro militanti islamici ramo Stato Islamico, Libia e guerra civile in corso, in Mali – scontri tra esercito e gruppi ribelli, Mozambico – scontri con ribelli, in Nigeria -guerra contro i militanti islamici,nella Repubblica Centrafricana -con gli scontri armati tra musulmani e cristiani,  Repubblica Democratica del Congo -guerra contro i gruppi ribelli, Somalia – guerra contro i militanti islamici di al-Shabaab, Sudan -guerra contro i gruppi ribelli nel Darfur e nel Sud Sudan – scontri con gruppi ribelli. E poi, in Asia combattimenti in Birmania-Myanmar  per la guerra contro i gruppi ribelli, nelle Filippine -guerra contro i militanti islamici, in Pakistan -guerra contro i militanti islamici. In Medio Oriente, oltre ai conflitti già noti si deve ricordare che si spara ancora in Iraq, nella Striscia di Gaza e nello Yemen, con la guerra contro e tra i militanti islamici.

Per finire con le Americhe, dove a turbare l’ordine ci sono i cartelli della droga, le milizie-guerrigliere, gruppi terroristi-separatisti-anarchici  in Venezuela, Brasile, Colombia e Messico per la guerra contro i gruppi ribelli e quelli contro i gruppi del narcotraffico.

Strano modo di celebrare il “Giorno della Memoria” direte. Invece, crediamo che il modo migliore per onorare le vittime dell’Olocausto, che ha comportato un numero di morti impressionante, sicuramente maggiore di quelli che si sono contati e si contano nei conflitti che abbiamo voluto citare, dimenticandone altri, come il Vietnam o quello che successe in Argentina e Cile, sotto le dittature dei generali, sia quello di ribadire come l’uomo non abbia capito la lezione della Storia e continui a perseverare nell’errore. Non serve ricordare il sacrificio di chi morì per mano nazista se questo ricordo dura solo lo spazio di un giorno, il 27 gennaio. Questa data deve essere invece il punto di partenza per tentare di creare una società più giusta e consapevole, dove non ci siano ignoranti che vergano la croce di David sulle porte ma persone che cercano di perseguire la Pace, la Tolleranza, anche in memoria di coloro che hanno perso la vita per donarcele.

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