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Export piemontese ancora negativo nel 2019, ma non a Cuneo

Lo evidenziano i dati diffusi da Unioncamere Piemonte che presentano un quadro molto difficile per l’export della nostra regione. In tanta negatività si sorride però nella provincia di Cuneo, che con il suo +4,8% si guadagna la palma di seconda provincia dell’export piemontese

Da risorsa economica a zavorra dell’export piemontese, questo è diventato il mercato dell’auto che pesa profondamente sulle esportazioni piemontesi il cui valore, nei primi nove mesi del 2019, si è attestato sui 34,9 miliardi di euro con una contrazione del 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2018. A livello nazionale l’export registra invece un incremento del 2,5% segnale indiretto della criticità persistente nel tessuto produttivo regionale.

Benché ci sia questo dato negativo relativo alle vendite oltre confine, è da segnalare, comunque, come la nostra regione si confermi anche nel periodo gennaio-settembre 2019 come quarta regione esportatrice, con una quota del 9,9% sul totale nazionale valore che, tornando ai dati negativi, è in calo rispetto al 10,5 dei primi nove mesi del 2018.  Nonostante il suo ruolo di quarta esportatrice, il Piemonte si è guadagnato la palma del peggiore risultato conseguito considerato che la Lombardia ha registrato una sostanziale stabilità del proprio export (+0,4%), il Veneto è cresciuto del 1,1% mentre l’Emilia Romagna ha realizzato un incremento delle esportazioni del 4,8%.

Il presidente di Unioncamere Piemonte Vincenzo IIotte ha commentato così l’analisi economica: “Il settore dei mezzi di trasporto, che pesa in modo rilevante sul nostro territorio e che quindi tira giù il dato complessivo, registra una flessione importante del 16,4%, mentre quello dell’auto segna un -37,7%: è evidente la fragilità di un settore in crisi in diversi Paesi europei e la necessità di adottare politiche nazionali immediate a sostegno delle imprese. L’alimentare, invece, segna un buon risultato (+11,2%) che cresce ulteriormente per il settore delle bevande (+19,9%): un segnale di quanto il nostro made in continui a conquistare i compratori esteri”.

L’osservazione delle singole performance trimestrali ha messo in evidenza che l’andamento delle vendite piemontesi è stato sempre negativo: flessione nel I trimestre, con un -3,8%, contrazioni nel II trimestre 2018 col -1,9% e nel III trimestre con -3,2%. Il trend è risultato negativo per la maggioranza dei settori di specializzazione piemontesi ad eccezione però del comparto alimentare, che, grazie alla forte crescita dell’export di bevande, ha segnato un incremento complessivo delle vendite oltre confine a doppia cifra (+11,2%).

La meccanica, che rappresenta il secondo comparto delle esportazioni regionali, ha mostrato un andamento stazionario, così come la filiera tessile (+0,5%). Per l’industria chimica e della gomma plastica si sono registrate variazioni tendenziali negativa dell’1,1%, per quella dei metalli il calo dell’export è stato ancora più significativo (-4,6%). A penalizzare maggiormente il nostro export è stato però, ancora una volta, il settore dei mezzi di trasporto, comparto a cui si deve poco meno di un quarto delle esportazioni regionali e che aveva subito una battuta d’arresto già nel 2018, confermata successivamente dal risultato complessivo dei primi 9 mesi del 2019 (-16,4%). Le flessioni più consistenti hanno riguardato l’export di autoveicoli (-37,7%), del ferrotranviario (-4,2%) e dell’aerospazio (3,2%). Negativo anche il risultato delle vendite oltre confine della componentistica autoveicolare (-2,6%).

Osservando i mercati in cui si realizza l’export piemontese è da rilevare che primi 9 mesi del 2019 il bacino dell’Ue-28 ha attratto il 60,3% dell’export regionale, che rappresenta una quota superiore rispetto al 58,7% registrato nell’analogo periodo 2018. Parallelamente si è ridotto il peso esercitato sul totale delle esportazioni regionali dai paesi Extra Ue-28 (39,7%). Le esportazioni verso i mercati comunitari sono diminuite dell’1,0% rispetto ai primi 9 mesi del 2018 con la Francia che si conferma il primo partner per il Piemonte, con una quota pari al 14,3% dell’export piemontese e con una variazione solo debolmente positiva nel periodo in esame (+0,8%). In flessione, invece, l’export sul mercato tedesco (-2,9%),che assorbe circa il 13,6% delle nostre vendite oltre confine.

La negatività continua se si esaminano le esportazioni verso la Spagna (-3,2%) e Polonia (-1,2%), con un  mercato britannico dal risultato stazionario (0,0%) mentre risultano in crescita le vendite di prodotti piemontesi in Belgio (+2,2%),Paesi Bassi (+5,1%) e Repubblica Cerca (+6,2%). Il calo registrato dalle esportazioni verso i Paesi extra Ue-28 (-5,7%) è stato il frutto della riduzione dell’export verso la maggior parte dei mercati di riferimento, ad eccezione degli USA (+5,0%) e del Giappone (+7,9%). In particolare è stata determinante la flessione delle vendite verso la Svizzera (-4,7%), secondo mercato extra Ue per il Piemonte, e verso la Cina (-27,2%). Un calo intenso ha riguardato anche il mercato turco (35,2%) e quello brasiliano (8,1%).

Scendendo ad analizzare nel dettaglio la situazione a livello territoriale, le performance negative riguardano quasi tutte le realtà provinciali, fatta eccezione per Cuneo (+4,8%), che si guadagna la palma di seconda provincia dell’export regionale dietro a Vercelli col suo +7,3%. Novara non evidenzia variazioni significative rispetto all’analogo periodo del 2018 (-0,2%). Contrazioni più pesanti caratterizzano gli altri territori. In particolare il capoluogo regionale, a causa del trend dei mezzi di trasporto, segna una flessione delle vendite oltre confine dell’6,5%. Le esportazioni di  Alessandria e Asti si contraggono rispettivamente del 2,9% e dell’8,7%, in negativo anche Biella, la cui variazione tendenziale delle esportazioni si attesta al -5,2%. Il dato peggiore viene registrato dal Verbano Cusio Ossola (-8,9%).