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Crisi di supermercati e centri commerciali: la rivincita dei negozi di vicinato?

Lo abbiamo chiesto a Marco Manfrinato, Segretario Generale della Confcommercio provinciale

Cuneo. La liberalizzazione è un processo, solitamente a carattere legislativo, che consiste nella riduzione di restrizioni precedentemente esistenti. Si tratta dell’adeguamento ai principi del liberalismo economico e ci si riferisce, tipicamente, alla liberalizzazione economica, in particolare a quella del commercio e del mercato. In Italia le prime azioni in questo senso vennero avviate dal governo Prodi con i decreti Bersani, successivamente dal ministro Tremonti col governo Berlusconi e, infine, dal governo Monti. Ma come si è tradotto questo concetto nella vita quotidiana dei piccoli commercianti di una provincia come quella Granda? Lo abbiamo chiesto al dottor Marco Manfrinato, Segretario Generale della Confcommercio provinciale.

La parola liberalizzazione che cosa le suggerisce?
Di fatto, quando si definisce liberalizzare, per esperienza noi siamo abituati a preoccuparci, non perché il concetto di libertà imprenditoriale sia un concetto pericoloso anzi, lo agevoliamo, ci teniamo al fatto che un imprenditore sia il più possibile svincolato da norme eccessivamente stringenti e sia libero di interagire con il mercato. Il problema da considerare è: “stesse regole, stesso mercato”. Siccome né l’una né l’altra condizione spesso sono applicate, men che meno insieme, è chiaro che la liberalizzazione in senso concettuale ci lascia perplessi a prescindere. Siamo poi prudenti nel definirne il significato e quindi a tradurlo in pratica. Poi, se questo concetto si trasforma in una legge, in una norma, che consente ai grandi gruppi imprenditoriali di interferire e distorcere un mercato ai danni dei nostri associati, questo non solo ci preoccupa ma diventa motivo poi di azione.

La liberalizzazione ha comportato la proliferazione sul territorio dei supermercati, degli ipermercati e dei centri commerciali, che però adesso sono in crisi  anche a causa dell’avvento del commercio online. E’ un po’ la rivincita dei negozi di vicinato o sono in sofferenza pure loro?
Potessimo parlare di vittoria sarebbe una gran cosa, in realtà è una vittoria di rimessa o di ripiego. Quel mercato lì era distorto concettualmente, nel senso che era un format importato soprattutto dall’estero. In Italia abbiamo avuto l’esempio del buon Caprotti (fondatore di Esselunga ndr) che in tempi non sospetti già ragionava su una distribuzione più organizzata, col vantaggio però che ai suoi esordi aveva a che fare con un sistema distributivo di dettaglio di negozi di vicinato poco allineato al mercato e alle richieste dell’epoca, quelle cioè di grande crescita ed espansione. In un periodo di cambiamento di paradigma sul sistema distributivo, la Gdo (Grande distribuzione organizzata ndr) invece è intervenuta, grazie a leggi apposite, dalla Bersani in avanti, a cannibalizzare il mercato usando lo strumento di un format che non era tipicamente italiano bensì indotto dal mercato europeo. D’altra parte, già ventanni prima i francesi costruivano gallerie commerciali in territori molto più vasti del nostro, lontano dai centri urbani ma piuttosto nelle periferie e, indubbiamente, hanno creato dei danni tant’è che, molto prima di noi, se ne sono visti gli effetti negativi. Purtroppo, la politica, nonostante che con le nostre organizzazioni facessimo già scattare l’allarme, non ha saputo far tesoro dell’esperienza maturata all’estero e ha praticamente consentito alla Gdo di proliferare anche su Cuneo, che oggi è una delle città a più alta densità di superifice di grande distribuzione organizzata rispetto al target della popolazione e rispetto ai numeri che sviluppano i negozi di vicinato. Supermercati, ipermercati, centri commerciali oggi però sono in sofferenza perché sono messi a rischio dalle vendite online cosa che, per altro, la stessa Gdo, nonostante il suo nome, non è organizzata per gestire. Questo perché non è strutturata per vendere online a causa della diversa organizzazione aziendale che non le consente, paradossalmente, di essere competitiva su un mercato non fisico, competitività che, invece, per certi versi ha il negozio di vicinato che è più svincolato da regole di finanza, perché poi, alla fine, diciamo pure che la Gdo ha sviluppato ricchezza soprattutto su azioni di attività immobiliare e non tanto su attività di mercato commerciale.

Venendo alla realtà di Cuneo osserviamo problematiche commerciali diverse nei vari quartieri della città. Quello che hanno in comune, i piccoli commercianti, è che devono lottare contro la concorrenza, contro le vendite online, con la burocrazia fiscale, con le norme come la fatturazione elettronica, con il degrado di certe zone cittadine: in assenza di una bacchetta magica, cosa possono fare per continuare a essere competitivi?
Se potessi fare un parallelo astratto direi che se io voglio fare bella figura durante un party o un momento istituzionale ho due possibilità: la prima è quella di vestirmi come tutti gli altri, per non apparire diverso, con il risultato che non emergerò assolutamente. Oppure, posso scegliere un look che mi faccia distinguere. Certamente sarà dirompente, senza parlare di look che vadano fuori dalle regole, ma risulterà particolarmente accattivante per cui qualcuno, se non tutti, mi noterà. Ora, i negozi di vicinato devono raccogliere questa sfida: è inutile massificarsi, è inutile pensare di continuare a usare il concetto di commercio in senso non solo tradizionale ma anche storico, medievale direi e quindi continuare a limitarsi a fare da intermediario tra la produzione e il cliente finale. Il commerciante non è più un intermediario, è colui che fornisce dei servizi tra cui c’è anche la cessione di un prodotto. Ma la cessione di un prodotto nell’ambito di una nostra azienda di retail è una dinamica complessa, articolata da più azioni collaterali, che non sono più tanto collaterali. Come dicevo, il servizio al cliente passa attraverso la risposta alle esigenze che oggi ha sempre più frequentemente cioè trovare ciò che sta cercando, trovarlo subito, adeguato alle sue  misure, ai suoi gusti, possibilmente un prodotto, tra virgolette, straordinario, esclusivo, non massificato in modo tale che quando esco dal negozio, dopo l’acquisto, non trovo lo stesso prodotto addosso ad altre mille persone. L’insieme di queste cose, abbinate poi alla competenza, alla capacità unica e straordinaria del singolo commerciante, che deve far emergere i propri punti di forza e non quelli di debolezza, sono una ricetta, almeno da un punto di vista filosofico, supportata però dagli studi che noi conduciamo costantemente su tutto il territorio nazionale raffrontandoci anche sui mercati internazionali attraverso i quali emergono questi tipi di proposte, di stimoli e sollecitazioni. In un unico tema, quello del sapersi raccontare al cliente in modo tale che sia il cliente a non poter più fare a meno del commerciante.