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Nuove sezioni a Cuneo e riapertura del carcere di Alba, il SiNAPPe denuncia: al Provveditorato solo 99 agenti
L'esterno del carcere di Cuneo (foto d'archivio). Nell'istituto sono previste nuove sezioni, mentre ad Alba è annunciata a breve la riapertura della struttura: al Provveditorato sono state assegnate 99 unità.

Nuove sezioni a Cuneo e riapertura del carcere di Alba. Circa 450 posti detentivi in più in Piemonte: al Provveditorato assegnate 99 unità del 186° corso. Il SiNAPPe denuncia carenze di organico e si dice pronto a scendere in piazza.

Nuove sezioni a Cuneo, la riapertura del carcere di Alba e, in tutto, circa 450 posti detentivi in più. A fronte di questo ampliamento, al Provveditorato sono state assegnate 99 unità. È il dato emerso venerdì 2 ottobre durante la riunione al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, dedicata alla distribuzione del personale del secondo scaglione del 186° corso di Polizia Penitenziaria. Il SiNAPPe, il Sindacato Nazionale Autonomo, parla di un quadro che «desta profonda preoccupazione».

Oltre al completamento e all’apertura delle nuove sezioni negli istituti di Cuneo e Novara, nel corso dell’incontro è stata annunciata a breve la riapertura della struttura di Alba. Il sindacato ha espresso totale contrarietà e sostiene che il numero di agenti assegnati non basti a coprire le carenze di nessun istituto del distretto.

Nelle carceri del territorio, secondo il SiNAPPe, il personale è allo stremo. Il sindacato elenca oltre 100 ore di straordinario mensili a testa, lunghi periodi senza riposo settimanale e grandi difficoltà nella concessione dei congedi ordinari. Aggiunge turni che superano regolarmente le 12 ore consecutive, problemi nella tutela della genitorialità e delle esigenze familiari legate al servizio, e un’esposizione disciplinare per chi deve coprire più posti di servizio dove sono previsti presidi fissi.

Il quadro descritto riguarda tutto il Provveditorato. A Brissogne (Aosta) la segreteria parla di eventi critici quotidiani, legati in larga misura al continuo afflusso e trasferimento di detenuti problematici da altri istituti. A Biella, con una capienza di circa 600 detenuti, la pianta organica conta circa 175 unità di polizia penitenziaria, costrette a coprire più posti di servizio contemporaneamente. A Ivrea si denunciano turni estenuanti e accorpamenti di posti di servizio ai limiti della sicurezza personale.

A Vercelli è intervenuto il segretario provinciale Mirko Barbato: «Vercelli è al collasso: il senso del dovere non può sostituire il personale che manca». E ancora: «Ogni carenza di organico ricade sulla salute, sul riposo e sulla vita familiare dei colleghi. La misura è colma. Siamo tutti pronti a scendere in piazza per pretendere rinforzi concreti e condizioni di lavoro sostenibili: la sicurezza di un carcere non può reggersi sull’esaurimento di chi ci lavora».

Il vicesegretario regionale Matteo Ricucci estende il giudizio a tutte le realtà del distretto: «Le condizioni di lavoro all’interno di istituti come Brissogne, Biella, Asti, Ivrea, Vercelli, Sanremo e di tutte le altre realtà del Provveditorato sono diventate insostenibili». Per Ricucci non è più accettabile che la tenuta del sistema penitenziario gravi solo sul sacrificio e sulla salute dei poliziotti. «Pretendere di estendere i posti detentivi e aprire nuove sezioni senza un piano straordinario di assunzioni e di reale supporto organico – aggiunge – significa condannare il personale al burn-out e mettere a repentaglio la sicurezza dei lavoratori».

La posizione è condivisa a livello nazionale dal segretario Raffaele Tuttolomondo, che indica responsabilità ai vertici: «È sotto gli occhi di tutti la totale disattenzione dell’Amministrazione Centrale nei confronti di questo Provveditorato». A suo giudizio, scelte gestionali e riorganizzative continuano a essere calate dall’alto senza considerare l’impatto su chi lavora in divisa. Il SiNAPPe ha informato formalmente il Provveditore che la situazione è inaccettabile.

A margine dell’incontro la dirigenza del sindacato ha ribadito che il limite della sopportazione è stato superato. Il SiNAPPe si riserva di rivolgersi a tutte le sedi e agli organi competenti a tutela del personale ed è pronto ad avviare la mobilitazione, scendendo in piazza «per difendere la dignità, i diritti e la sicurezza della Polizia Penitenziaria».