Mondovì prima in provincia a portare il Metodo Rondine oltre le aule scolastiche
Intesa per promuovere il dialogo interculturale, la coesione sociale e l’intelligenza emotiva tra istituzioni, imprese, famiglie e associazioni locali
Insegnare a gestire ed educare al conflitto per trasformarlo in un’opportunità di dialogo e crescita collettiva. È con questo obiettivo che il Comune di Mondovì e la Cittadella della Pace di Rondine hanno siglato ufficialmente, presso il borgo toscano alle porte di Arezzo, un Protocollo d’intesa triennale per estendere il “Metodo Rondine” a tutto il tessuto sociale, scolastico ed economico del territorio monregalese.
Mondovì diventa così la prima realtà amministrativa in provincia di Cuneo ad adottare in modo sistemico questo modello relazionale. L’intesa, che rafforza l’esperienza già avviata con la Sezione Rondine attiva presso il Liceo “Vasco-Beccaria-Govone”, mira a coinvolgere non solo le aule scolastiche ma anche enti pubblici e privati, aziende, associazioni di categoria, famiglie e singoli cittadini.
La delegazione monregalese presente alla firma è stata composta da Elio Tomatis (presidente del Consiglio comunale), Francesca Botto (assessora alla Cultura e Politiche sociali), Monica Abbona (docente del Liceo Vasco-Beccaria-Govone) ed Elena Merlatti (vicepresidente della Fondazione CRC).
Il piano d’azione prevede percorsi di formazione, attività di co-progettazione, campagne di sensibilizzazione, iniziative per il contrasto della povertà educativa e incubatori di idee volti a stimolare la cittadinanza attiva dei giovani. Rondine garantira il costante supporto metodologico, il monitoraggio tecnico e la valutazione dell’impatto sul territorio.
Sulla portata strategica del progetto è intervenuto Elio Tomatis, presidente del Consiglio comunale di Mondovì:
«Prosegue l’impegno del Comune di Mondovì per costruire strumenti e opportunità di crescita collettiva e concreta. Per la prima volta in Provincia di Cuneo, un’Amministrazione comunale indaga sulle proprie relazioni endogene, dalle scuole alle istituzioni, dalle imprese alle associazioni, dalle famiglie alle singole persone. In tal senso, l’incontro con Rondine ci ha offerto una prospettiva che potrà diventare un patrimonio della nostra comunità. Il Protocollo è l’inizio di un lavoro che si vorrebbe radicare sistematicamente nelle varie componenti sociali».
A rimarcare la connessione tra cultura e coesione è stata Francesca Botto, assessora alla Cultura e alle Politiche sociali:
«Cultura e politiche sociali si incontrano esattamente nel luogo in cui una comunità impara a riconoscere e affrontare i propri conflitti. L’accordo con Rondine ci ha permesso di mettere insieme educazione, inclusione, partecipazione e responsabilità. Abbiamo scelto di investire sulle persone e sulle relazioni, nel tentativo di dialogare con le varie sensibilità, con tutti coloro che hanno a cuore la coesione comunitaria».
Un passaggio fondamentale è stato sottolineato da Monica Abbona, docente del Liceo “Vasco-Beccaria-Govone”:
«Questo accordo è il frutto maturo di una semina avvenuta nel 2018 che ha visto la pianta irrobustirsi nel 2022, quando a Mondovì è nata la prima Sezione Rondine del Piemonte. La consapevolezza era, ed è anche oggi, che i ragazzi conoscono il conflitto molto prima di incontrarlo nei libri: lo vivono nelle classi, nelle relazioni, nei social, nelle differenze che attraversano ogni comunità. Un gruppo di docenti ha compreso che la sfida educativa non è eliminare quel conflitto, ma insegnare a leggerlo e attraversarlo senza trasformare l’altro in un nemico».
A confermare il valore dell’operazione è giunto il supporto di Elena Merlatti, vicepresidente della Fondazione CRC:
«Il Protocollo sottoscritto rappresenta un traguardo prezioso per rafforzare un percorso che mette al centro i giovani, la scuola e la capacità delle comunità di costruire relazioni più solide e consapevoli. Investire nell’educazione alla gestione dei conflitti significa lavorare sulla qualità futura dei nostri territori, offrendo alle generazioni strumenti per affrontare le differenze, partecipare alla vita collettiva e trasformare le difficoltà in occasioni di crescita».
In conclusione, la vicepresidente di Rondine Cittadella della Pace, Paola Butali, ha espresso soddisfazione per il modello applicato:
«Ogni volta che un territorio decide di non considerare il conflitto soltanto come un problema da contenere, ma come una realtà da comprendere e trasformare, compie una scelta politica ed educativa importante. La firma con Mondovì ha un valore particolare perché mette insieme istituzioni, scuola e comunità. La pace non può restare una parola affidata ai grandi scenari internazionali, deve diventare una competenza delle persone e delle comunità».


