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Amazon lascia Fossano, i lavoratori scioperano
L'hub di Fossano della Teamwork dalla quale partono i furgoni per le consegne.  La struttura chiuderà il 30 settembre per trasferirsi nell'ex area Miac di Madonna dell'Olmo.

I 150 dipendenti dell’hub Amazon di Fossano hanno scioperato ieri contro la chiusura del sito, prevista per il 30 settembre, e il trasferimento al capannone ex Miac di Madonna dell’Olmo. Incertezza sui contratti, distanze maggiori, scarsa comunicazione aziendale.

Nessun pacco in consegna, ieri, per chi abita in gran parte della provincia di Cuneo o nel Savonese. I circa 150 lavoratori del centro Amazon di Fossano — in via Torino, negli ex spazi Riorda — hanno incrociato le braccia il 24 settembre per protestare contro la decisione dell’azienda di chiudere il sito entro fine mese e trasferire l’hub logistico nell’area ex Miac di Ronchi, frazione di Madonna dell’Olmo, a oltre venti chilometri di distanza.

Il presidio nasce dalla somma di tre preoccupazioni concrete. La prima è geografica: solo il cinque per cento dei dipendenti avrà un tragitto casa-lavoro più breve dopo il trasferimento; per tutti gli altri i chilometri aumenteranno. La seconda è contrattuale: Teamwork, la società titolare dell’appalto dell’ultimo miglio, perde la commessa e al suo posto subentrano due nuove aziende, con turni, orari e condizioni ancora da definire. La terza è la più difficile da accettare: la comunicazione è arrivata pochi giorni prima della chiusura, senza che i lavoratori fossero stati coinvolti nella riorganizzazione.

Eppure il sito di Fossano, operativo da sei anni, non aveva dato segnali di crisi. Secondo i dipendenti, garantiva il novantanove per cento delle consegne puntuali, con un assenteismo bassissimo e un carico che in condizioni ordinarie toccava le tredicimila spedizioni al giorno, con picchi fino a venticinquemila nei periodi di punta. L’organico — quindici impiegati e centotrentacinque corrieri, con un’età compresa tra i ventidue e i sessant’anni, studenti part-time inclusi — considerava quel magazzino un modello funzionante.

Il capannone che lo sostituirà, invece, ha una storia paradossale: costruito nel 2022 su misura per Amazon, è rimasto vuoto per quattro anni, mantenuto illuminato e in efficienza, mentre cambiava proprietà tre volte — da Miac a Scannell Properties, poi ad Axa IM Alts — prima di essere finalmente affittato al colosso di Seattle con un contratto di lungo periodo. Si estende su novantremila metri quadrati. Per i lavoratori, la spiegazione della scelta è semplice: Amazon si sposta dove il sito è di sua proprietà, con un risparmio sui costi di gestione.

La protesta di Fossano non è isolata. Nei mesi scorsi Uiltrasporti Piemonte aveva già proclamato due pacchetti di sciopero — il primo a fine giugno, il secondo tra il sei e il dodici luglio 2026 — coinvolgendo tutti gli autisti delle aziende aderenti ad Assoespressi attive nei siti Amazon piemontesi. Le denunce riguardavano carichi di lavoro crescenti, consegne sempre più veloci, pressioni sugli autisti e contestazioni disciplinari in caso di imprevisti.

Sullo sfondo, Amazon e i sindacati stanno negoziando i primi accordi nazionali della storia dell’azienda in Italia: videosorveglianza, gestione dei turni, congedi, tutele per gravi patologie, persino un premio di risultato, mai affrontato prima. Il tavolo è aperto dallo scorso giugno, con una tappa economica attesa per ottobre. Ma per i lavoratori di Fossano, quella trattativa sembra ancora lontana. Il trenta settembre si avvicina.