Stufe a legna e pellet, gli incentivi non sono finiti: cosa cambia per le famiglie del Cuneese
Gli incentivi per stufe a legna e pellet non sono stati aboliti dal decreto 2026. Cambiano le regole: si incentiva la sostituzione dei vecchi impianti, non le nuove installazioni. Cosa devono sapere le famiglie del Cuneese.
Nelle valli cuneesi, dove il bosco è di casa e la stufa a legna è ancora parte del paesaggio domestico quanto lo sono i larici e i castagni, nelle ultime settimane si è diffusa una voce preoccupante: gli incentivi per stufe, caminetti e caldaie a biomassa sarebbero stati aboliti. Non è così. Vale la pena chiarirlo, soprattutto per una provincia come Cuneo, dove il riscaldamento a legna e a pellet non è un vezzo ma spesso l’unica risposta concreta al costo dell’energia nelle case di montagna.
Il D.Lgs. 9 gennaio 2026, n. 5, che recepisce la Direttiva europea RED III, ha modificato i requisiti di accesso agli incentivi, ma non ha eliminato le biomasse dal novero degli impianti agevolabili. Il Conto Termico 3.0 e le detrazioni fiscali restano accessibili per i generatori a biomassa, così come i programmi regionali e locali.
La modifica sostanziale riguarda un aspetto preciso: non è più incentivata la semplice nuova installazione di un generatore a biomassa senza la sostituzione di un impianto esistente. Il sostegno pubblico si concentra ora sugli interventi di sostituzione, per favorire il rinnovo delle tecnologie più obsolete. Chi dunque ha in casa una vecchia stufa a legna, una caldaia datata o un generatore a gasolio e intende sostituirli con un moderno impianto a pellet o a biomassa, può ancora accedere agli incentivi. Il nuovo Allegato IV del D.Lgs. 199/2021 ammette espressamente i generatori a biomassa installati in sostituzione di impianti alimentati a biomassa, gasolio, carbone e olio combustibile.
Circolano anche alcune imprecisioni tecniche. Non esiste un unico valore di rendimento dell’87% applicabile a tutte le tipologie di apparecchi: stufe, inserti, termocamini e caldaie hanno requisiti differenti. Il requisito fondamentale per gli apparecchi a biomassa rimane il conseguimento della classe ambientale 5 stelle prevista dal DM 186/2017. Allo stesso modo, il limite di emissione di particolato di 1 mg/Nm³ non è un requisito generale: riguarda solo la sostituzione di generatori alimentati a GPL o gas naturale con generatori a biomassa, non la sostituzione di vecchi impianti a legna o gasolio.
Per chi abita nelle frazioni isolate della provincia di Cuneo, lontano dalla rete del metano, il messaggio è dunque rassicurante nella sostanza. Stufe, inserti, termocamini e caldaie a biomassa continuano a essere incentivabili nel 2026, ma è necessario verificare che l’intervento rientri tra le sostituzioni ammesse, che il nuovo generatore possieda i requisiti ambientali richiesti e che siano rispettate le eventuali disposizioni regionali più restrittive.
Il Piemonte ha del resto una lunga tradizione nella gestione dei boschi e nella filiera del legno-energia. La direzione scelta dalla normativa — concentrare il sostegno sul ricambio tecnologico piuttosto che sulle nuove installazioni — ha una sua logica ambientale: sostituire un vecchio generatore con un apparecchio moderno significa ridurre sensibilmente consumi ed emissioni. Non uno stop, quindi, ma una selezione più stringente a vantaggio degli impianti migliori. Prima di prendere decisioni, il consiglio è rivolgersi a un installatore qualificato per verificare le condizioni di accesso agli incentivi disponibili.

