Re Carlo III scrive alla sorella di Petrini: «Il mondo non poteva permettersi di perderlo»
Una lettera personale da Buckingham Palace a Chiara Petrini: il sovrano britannico ricorda l’amico e fondatore di Slow Food con parole di rara intensità.
Non un biglietto di circostanza, ma una lettera personale. Arriva da Buckingham Palace, vergata con firma a pennarello — «Charles K» — e indirizzata a Chiara Petrini, sorella di Carlo, il fondatore di Slow Food scomparso il 21 maggio scorso a Bra. Un documento inatteso, che la donna ha trovato al rientro da un viaggio in Gran Bretagna, tra la marea di messaggi ricevuti dopo la morte di Carlin.
«Per me è stato un colpo terribile apprendere della morte di Carlo», scrive Re Carlo III. «Conoscerlo e poter ammirare i suoi straordinari risultati con il movimento Slow Food è stata una delle più grandi gioie della mia vita». Il sovrano, che con Petrini condivideva da vent’anni un’amicizia fondata sulla comune passione per l’agricoltura sostenibile e la tutela del pianeta, ripercorre nella lettera le tappe di un rapporto cominciato il 24 ottobre 2004, alla prima edizione di Terra Madre a Torino. Seguirono incontri a Firenze — dove ricorda con calore una cena al Cibreo di Fabio Picchi, oggi scomparso — poi nella residenza di campagna di Highgrove nel Gloucestershire, e infine a Ravenna, durante la visita ufficiale in Italia dello scorso anno: «Lo ricorderò sempre come l’ho visto a Ravenna, quando Carlo mi presentò molti produttori in una piazza».
Le parole del sovrano non si fermano all’affetto personale. «Carlo rappresentava la ragionevolezza, l’umanità e i valori della civiltà», scrive, «e sentirò la mancanza della sua presenza vitale e capace di ispirare più di quanto sia possibile descrivere a parole». Un giudizio che vale anche come epitaffio morale: «La sua recente scomparsa ha significato la perdita insopportabile di una persona della quale questo mondo, sempre più pericoloso e incerto, non poteva permettersi di fare a meno».
Chiara Petrini ha accolto la lettera con discrezione, nel segno dello stile che l’ha sempre contraddistinta. Nella casa di Bra, dove tutto parla ancora di Carlin — lo studio colmo di premi e lettere di Papa Francesco, la poltrona nella veranda dal gusto british — è lei la custode silenziosa di una memoria che si fa sempre più grande. «Non ha lasciato un vuoto, ma un grande pieno», dice. Dal 24 al 27 settembre Terra Madre tornerà a Torino: prima edizione senza di lui. «Dare visibilità agli ultimi — sospira Chiara —. Il messaggio è sempre quello».
(Fonte: La Stampa, 13 agosto 2026)

