Ex Ilva di Racconigi, Calderoni (Pd): «Il futuro è possibile, ma servono garanzie concrete»
Il consigliere regionale dem non si oppone a una cessione separata dello stabilimento cuneese, a patto che vi sia un progetto industriale credibile con garanzie su occupazione, investimenti e approvvigionamenti.
Il futuro dello stabilimento ex Ilva di Racconigi torna al centro del dibattito politico piemontese. A intervenire è Mauro Calderoni, consigliere regionale del Partito Democratico, che il 14 agosto prende posizione sulle ipotesi di cessione separata dell’impianto a una cordata di operatori industriali italiani.
Calderoni non chiude alla possibilità di uno “spezzatino”: «Non sono per la chiusura dell’ex Ilva e non sono per la dismissione della siderurgia italiana», dichiara, precisando però che l’eventuale vendita separata di Racconigi sarebbe accettabile solo se finalizzata a garantire un futuro produttivo reale. «Sarei invece contrario a un’operazione puramente finanziaria o a una cessione che producesse, nel tempo, lo svuotamento dello stabilimento».
Il punto centrale, per il consigliere dem, non è tanto l’identità dell’acquirente quanto il progetto industriale che accompagna l’offerta: quali investimenti, quali volumi produttivi, quale garanzia occupazionale. «Meglio uno stabilimento ceduto bene, con un progetto industriale credibile, che uno stabilimento mantenuto formalmente dentro il gruppo e lasciato lentamente morire».
Calderoni pone poi con forza la questione della filiera: se Racconigi venisse separata da Taranto, occorre sapere con precisione da dove arriverebbero i coils (le bobine di laminati – ndr) e la materia prima, a quali condizioni e attraverso quale rete logistica. «Racconigi non è semplicemente un capannone da vendere», sottolinea: «Ha lavoratori con competenze, una collocazione industriale e logistica interessante e si trova dentro un territorio manifatturiero importante».
Le condizioni che il consigliere considera irrinunciabili sono quattro: occupazione, investimenti, volumi produttivi e approvvigionamenti. «Non si può chiedere ai lavoratori di pagare il prezzo di una crisi che non hanno provocato», afferma. A febbraio 2026 la richiesta di proroga della cassa integrazione straordinaria riguardava 78 lavoratori di Racconigi, nell’ambito di un intervento complessivo che coinvolgeva 4.450 dipendenti dell’ex Ilva. «La cassa integrazione è uno strumento di protezione sociale, non un piano industriale», avverte Calderoni.
Sul ruolo della Regione, il consigliere dem riconosce la visita del presidente Cirio a Novi Ligure a fine giugno come un passo positivo, ma chiede continuità: «La Regione non decide chi acquista lo stabilimento, questo è evidente. Ma può e deve fare la propria parte: rappresentare il territorio nei confronti del Governo, coordinarsi con Provincia e Comune, dialogare con le organizzazioni sindacali e pretendere di conoscere i piani industriali che riguardano Racconigi».
La conclusione è affidata a un messaggio ai lavoratori: «Racconigi ha ancora un futuro industriale. Ma non voglio raccontare favole: quel futuro non è garantito automaticamente. Deve essere costruito da Governo, Regione e futuro proprietario attraverso un progetto credibile».

