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Carceri piemontesi al collasso, la Polizia Penitenziaria alza la voce
Nelle carceri piemontesi la capienza è sistematicamente superata. Il SAPPE chiede al Governo di riprendere il controllo del sistema penitenziario.

Il SAPPE denuncia il collasso delle carceri piemontesi: sovraffollamento reale al 117%, violenze in crescita, detenuti stranieri al 41%. A Torino 400 presenze oltre capienza. Il sindacato chiede al Governo interventi strutturali immediati.

Dentro le sezioni del carcere torinese “Lorusso e Cutugno” ci sono 1.511 detenuti, a fronte di 1.119 posti regolamentari. Un eccesso di quasi quattrocento persone che si traduce, ogni giorno, in tensioni, aggressioni, atti di autolesionismo e una pressione crescente sulle spalle di chi indossa la divisa della Polizia Penitenziaria. Il SAPPE, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, ha deciso di rompere il silenzio e chiede interventi immediati al Governo e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

I numeri regionali raccontano una situazione che il sindacato definisce fuori controllo. Il Piemonte registra ufficialmente un tasso di sovraffollamento del 110%, ma la percentuale reale, secondo il SAPPE, sale almeno al 117% se si escludono due istituti di fatto inutilizzabili: il carcere di Alba, operativo solo al 31% della capienza, e la Casa di Reclusione di San Michele, ferma al 14%, entrambi paralizzati da lavori di ristrutturazione che non trovano fine. Nel resto della regione, Vercelli è al 158%, Biella al 151%, Asti al 136%.

«I numeri del Dipartimento certificano il fallimento delle politiche adottate negli ultimi anni», denuncia Vicente Santilli, segretario nazionale SAPPE per il Piemonte. «Le misure deflattive introdotte nel 2020 durante l’emergenza Covid hanno ormai esaurito ogni effetto. A fronte di una capienza regolamentare nazionale cresciuta dello 0,83%, i detenuti sono passati da 53.904 agli attuali 64.773: oltre il 20% in più. Il sistema non regge più».

Il problema non è solo di numeri. Il sindacato segnala una trasformazione profonda della popolazione detenuta: cresce la quota di soggetti ad alta pericolosità, aumentano i detenuti con gravi disturbi psichiatrici, si moltiplicano gli episodi di violenza. E cresce la componente straniera: in Piemonte rappresenta il 41% del totale, con punte del 60% a Cuneo, del 53% ad Alessandria, del 52% a Biella, del 47% a Torino e Vercelli.

«Non siamo più davanti a una semplice emergenza — afferma Donato Capece, segretario generale del SAPPE —. Siamo davanti al rischio concreto che lo Stato perda definitivamente il controllo delle carceri. Ogni giorno il nostro personale garantisce ordine e sicurezza in condizioni proibitive, sopperendo alle carenze dell’Amministrazione, della sanità penitenziaria e di un sistema che scarica sulla divisa problemi che non competono alla Polizia Penitenziaria».

Il SAPPE chiede organici adeguati, mediatori culturali, un potenziamento delle REMS e delle strutture per la tutela della salute mentale, il rilancio degli accordi internazionali per il rimpatrio dei detenuti stranieri nei Paesi d’origine. Accoglie con cautela la recente legge sulla detenzione domiciliare terapeutica per tossicodipendenti e alcoldipendenti, giudicandola inutile senza risorse per le comunità terapeutiche. E pone una priorità concreta: riaprire a piena operatività i carceri di Alba e San Michele, prima di annunciare nuovi padiglioni.

«Prima di promettere nuove carceri — conclude Capece —, si restituiscano centinaia di posti già esistenti ma inutilizzabili da anni. Il tempo delle conferenze stampa è finito. Chi lavora nelle sezioni detentive pretende risposte, non promesse».