Accordi di programma, Marrone annuncia 6 milioni. Il Pd: «Soldi senza visione»
Il vicepresidente Marrone annuncia 5,9 milioni per gli Accordi di programma 2026-2028. Il Pd con Calderoni attacca: mancano priorità strategiche, le risorse sono insufficienti e i tempi tra annuncio e opere restano troppo lunghi.
Ogni agosto, come un rito, la Regione Piemonte annuncia i nuovi Accordi di programma. Quest’anno è il vicepresidente Maurizio Marrone a firmare l’avviso: 5,9 milioni di euro da distribuire tra Comuni e Unioni di Comuni nel triennio 2026-2028, con l’obiettivo — si legge nel testo ufficiale — di individuare interventi «coerenti e idonei al perseguimento degli obiettivi strategici dell’Amministrazione regionale» per il ciclo di programmazione FSC 2021-2027, con «il metodo della condivisione delle scelte».
In concreto, gli Accordi di programma sono contratti con cui la Regione cofinanzia opere pubbliche locali — una scuola da ristrutturare, una piazza, una fognatura, un parco — mettendo una quota di denaro accanto a quella del Comune che ha presentato il progetto. Per molti piccoli Comuni, con bilanci perennemente al limite, è uno dei pochi strumenti per trasformare un’opera rimasta nel cassetto in un cantiere reale. Le domande possono essere presentate sul portale regionale dedicato ai bandi e ai finanziamenti.
Ma per Mauro Calderoni, consigliere regionale del Partito Democratico, qualcosa non torna. «Il problema non è solo quanto si stanzia, è soprattutto per fare cosa e con quale idea di Piemonte», attacca il dem, che pure riconosce allo strumento una storia e una logica: nel 2022 furono finanziati 31 interventi per circa 17,6 milioni di euro, nel 2024 gli accordi coinvolsero 44 Comuni per oltre 26 milioni. Cifre ben più consistenti rispetto ai quasi 6 milioni messi oggi sul tavolo — e quei soldi del 2022, aggiunge Calderoni, i Comuni li stanno ancora aspettando.
Il punto politico, per il consigliere, è più profondo della semplice aritmetica. Il richiamo della Regione alla «condivisione delle scelte» suona vuoto, secondo il dem, se non è accompagnato da indirizzi chiari. «Non basta chiedere ai Comuni quali opere vogliono realizzare», osserva Calderoni: «Una Regione dovrebbe indicare anche quali trasformazioni vuole accompagnare e quali priorità intende sostenere». Le sfide che cita non sono astratte: consumo di suolo, crisi idrica, costo dell’energia, spopolamento delle aree periferiche, deficit infrastrutturale, cambiamento climatico, invecchiamento della popolazione.
C’è poi la questione delle risorse. «5,9 milioni per tutto il Piemonte e per tre anni non possono essere presentati come una grande politica di sviluppo territoriale», dice Calderoni, che vede nel meccanismo attuale un rischio concreto: premiare i Comuni più attrezzati a confezionare una buona domanda, anziché costruire misure strutturali che valgano per tutti, a partire dai territori più fragili.
Infine, i tempi. E qui i numeri parlano da soli: l’avviso relativo al triennio 2023-2025 fu aperto nell’agosto del 2023, ma gli accordi con i 44 Comuni vennero sottoscritti soltanto nell’ottobre 2024. Tra l’annuncio e i soldi effettivamente disponibili passano spesso due anni, durante i quali il Comune deve comunque progettare, appaltare e trovare liquidità propria. Per un piccolo ente, un percorso tutt’altro che scontato. «Meno enfasi sugli annunci e più programmazione», chiede Calderoni, con un appello finale alla giunta: «I Comuni hanno bisogno di sapere quale Piemonte vogliamo costruire nei prossimi dieci anni».

