SerD nel caos della ricetta digitale: tre servizi già bloccati, ma la Regione non ha fretta
La consigliera regionale di AVS Giulia Marro denuncia le criticità dell’obbligo di dematerializzazione nei Servizi per le Dipendenze: procedure ferme, esami impossibili da prenotare, e un question time dichiarato non urgente
C’è qualcosa che stride, nella politica sanitaria piemontese. Mentre tre SerD — i Servizi per le Dipendenze — segnalano procedure bloccate e difficoltà concrete nell’erogare cure, la Regione ha giudicato non urgente discuterne in Consiglio. A denunciarlo è la consigliera regionale di AVSGiulia Marro, che ha visto respingere il proprio question time sulla questione.
Il nodo è la ricetta dematerializzata: la normativa che obbliga a registrare digitalmente e nominativamente la prestazione sanitaria prima di poterla erogare. Un passaggio che, in molti contesti, è semplicemente buona amministrazione. Nei SerD, però, rischia di diventare un ostacolo insormontabile.
«Il SerD deve restare un servizio ad accesso diretto: una persona che ha un problema di dipendenza deve potersi rivolgere al servizio senza dover prima passare dal medico di base, senza ostacoli burocratici e con la garanzia della massima riservatezza», afferma Marro. La possibilità di essere accolti in modo rapido, protetto e anche anonimo, sottolinea la consigliera, è spesso l’unica condizione che permette alle persone più fragili di chiedere aiuto senza paura di essere esposte o stigmatizzate.
Le conseguenze pratiche non sono più teoriche. Alcune ASL stanno riscontrando difficoltà, e in alcuni casi l’impossibilità, di accedere ai laboratori per effettuare esami ematochimici e test tossicologici, perché il sistema richiede la ricetta dematerializzata come prerequisito. Un corto circuito burocratico che si ripercuote direttamente sulla continuità dei percorsi di cura.
Non è la prima volta che la Giunta si trova davanti a un problema simile. Pochi mesi fa, la collega Alice Ravinale aveva sollevato criticità analoghe riguardanti le Neuropsichiatrie infantili. L’assessore Riboldi aveva risposto che l’obbligo non era previsto e aveva annunciato un approfondimento tecnico con le aziende sanitarie. Un impegno rimasto, a quanto pare, sulla carta.
«Fa impressione che la Regione trovi sempre il tempo per parlare di droga quando si tratta di repressione o sicurezza, ma consideri non urgente discutere dei servizi che ogni giorno curano le persone con dipendenza», osserva Marro, che ha trasformato il question time in un’interrogazione urgente, pur sapendo che i tempi di risposta spesso vanno ben oltre quanto previsto dal regolamento.
Se tre servizi che segnalano le stesse criticità non bastano a configurare un’urgenza per la Regione Piemonte, è lecito domandarsi quale soglia debba essere superata perché la sanità pubblica torni al centro dell’agenda politica regionale.

