RSA, in Piemonte 11mila anziani in lista d’attesa: Cuneo chiede alla Regione un piano straordinario
L’ordine del giorno è passato all’unanimità con 29 voti. Al centro del dibattito rette da 3.000 euro al mese, carenza di personale e un sistema territoriale che mostra crepe profonde
Undicimila persone in attesa di un posto convenzionato in una RSA o di un servizio per la non autosufficienza. È la stima che riguarda il Piemonte, e che il Consiglio comunale di Cuneo ha messo al centro di un dibattito lungo e partecipato, concluso con un ordine del giorno approvato all’unanimità: 29 voti favorevoli, nessun contrario, con l’impegno a sollecitare la Regione perché predisponga un piano straordinario di investimenti e pubblichi con regolarità i dati sulle liste d’attesa, suddivisi per ASL.
La provincia di Cuneo presenta una delle percentuali più alte di popolazione anziana in regione, il che rende il problema non una contingenza ma una sfida strutturale. Dietro i numeri, però, ci sono storie concrete. La consigliera Sara Manassero ne ha portata una in aula: un anziano con demenza senile accudito da una moglie coetanea e sfinita, una famiglia con redditi dignitosi che non riesce comunque a sostenere rette da 3.000 euro al mese, in attesa di una convenzione regionale che non arriva. Un caso emblematico di come, in assenza di supporto adeguato, il peso dell’assistenza ricada quasi interamente sulle famiglie, con ricadute economiche, lavorative e psicologiche difficili da sostenere nel tempo.
Il dibattito ha messo in luce anche le contraddizioni del sistema di finanziamento. La Regione ha stanziato circa 23,5 milioni di euro per coprire la quota sanitaria nel 2027, ma non è previsto alcun adeguamento per la parte alberghiera e sociale, che rimane a carico delle famiglie. A questo si aggiunge una cronica carenza di infermieri e operatori sociosanitari (OSS): senza personale, anche un eventuale aumento dei posti convenzionati rischierebbe di restare sulla carta. Diversi consiglieri hanno inoltre sottolineato come le RSA siano diventate spesso l’unico sbocco disponibile, a causa di una medicina territoriale che mostra crepe serie. Rafforzare l’assistenza domiciliare integrata (ADI) consentirebbe di ritardare l’ingresso in struttura, ma il sistema attuale sconta distorsioni evidenti, con personale distolto dal territorio per coprire altre strutture.
Sul piano gestionale, il consigliere Giancarlo Boselli ha sollevato la questione della delega al Consorzio socioassistenziale, chiedendo se, data la prevalenza del bisogno sanitario degli anziani di oggi, la competenza non debba passare all’ASL. È stata proposta una commissione consiliare per settembre per approfondire il tema. Quanto agli strumenti di sostegno economico alle famiglie, il confronto ha evidenziato come il «bonus scelta sociale» regionale da 600 euro risulti più macchinoso da ottenere rispetto ai bonus del Consorzio, fermi a circa 500 euro ma più accessibili nella pratica.
La sindaca ha chiuso il dibattito richiamando l’esperienza del co-housing per anziani autosufficienti, già attivo in città con risultati positivi: una strada da esplorare per migliorare la qualità della vita e alleggerire la pressione sulle strutture residenziali.

