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PFAS, il Piemonte fa scuola: un anno di Osservatorio tra monitoraggi, ricerca e nuove tecnologie
Il monitoraggio dei PFAS nei corsi d'acqua piemontesi: Arpa ha sviluppato un nuovo modello basato sui "bilanci di massa"

A dodici mesi dalla nascita dell’organismo istituito con legge regionale, i risultati sul controllo dei corsi d’acqua e le sfide per il 2027

Un anno di lavoro, dati che iniziano a dare risposte e tecnologie in sperimentazione sul campo. La riunione plenaria dell’Osservatorio tecnico-scientifico PFAS della Regione Piemonte, riunita il 9 luglio all’Environment Park di Torino, ha fatto il punto su dodici mesi di attività e tracciato la rotta verso il 2027.

L’Osservatorio — istituito con la legge regionale n. 9 del 2025 — nasce per tradurre la conoscenza scientifica in strumenti concreti contro le sostanze perfluoroalchiliche, i cosiddetti PFAS: composti impiegati in numerosi processi industriali e prodotti di consumo, persistenti nell’ambiente e oggetto di crescente preoccupazione sanitaria.

«Il Piemonte continua a essere la Regione più avanzata in Italia nella prevenzione e nel contrasto ai PFAS grazie a un modello che unisce norme, monitoraggi, ricerca e sperimentazione tecnologica», ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati. Non è una primogenitura recente: già nel 2021 il Piemonte era stato la prima — e ancora oggi l’unica — regione italiana ad aver introdotto con legge propria limiti specifici agli scarichi di PFAS nelle acque superficiali.

Tra i risultati più rilevanti del primo anno emerge il nuovo modello di monitoraggio sviluppato da Arpa Piemonte, basato sui “bilanci di massa”: un approccio che consente di quantificare la presenza dei contaminanti lungo i corsi d’acqua, con particolare attenzione al Po, seguendo tre indicatori principali — PFOS, PFOA e la concentrazione complessiva. Le analisi, già completate per il periodo 2021-2024 e per il 2026, saranno estese entro fine anno al quadrante sud-orientale della regione, includendo il monitoraggio del cC₆O₄, un PFAS di nuova generazione. «I limiti normativi e le azioni mirate hanno già prodotto riduzioni misurabili di specifiche emissioni», ha osservato il direttore generale di Arpa Secondo Barbero.

Sul fronte tecnologico, il Piemonte sta operando come un vero laboratorio. Le sperimentazioni seguono quattro fasi — segregare, separare, concentrare e distruggere gli inquinanti — e vedono in campo sistemi di osmosi inversa abbinati a carboni attivi e resine a scambio ionico, oltre a test di pretrattamento chimico con cloruro di alluminio e soda caustica. Particolarmente promettente si rivela la tecnologia australiana Surface Active Foam Fractionation, che sfrutta il principio della schiumatura per rimuovere i PFAS dai reflui liquidi anche attraverso impianti mobili.

Non solo ambiente: l’assessore alla Sanità Federico Riboldi ha ricordato il biomonitoraggio condotto su oltre 900 cittadini di Spinetta Marengo e i percorsi di presa in carico sanitaria già avviati, sottolineando come «prevenzione ambientale e tutela della salute siano due facce della stessa medaglia».

Nei prossimi mesi prenderà avvio la quarta campagna regionale di monitoraggio, mentre l’Osservatorio definirà le nuove linee di intervento. I dati raccolti — ambientali, tecnologici ed economici — entreranno a far parte delle future politiche regionali di contrasto ai PFAS.