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Ospedali di Comunità e Case della Comunità: ma le strutture funzioneranno davvero?
L'ingresso del nuovo Ospedale di Comunità di Cuneo, inaugurato ieri insieme alle strutture analoghe di Saluzzo e alla Casa della Comunità di Savigliano.

Inaugurati a Saluzzo, Cuneo e Savigliano tre nuovi presidi di medicina di prossimità. La consigliera Marro (AVS) plaude alle aperture ma chiede chiarezza su personale e organizzazione prima che i certificatori europei arrivino la prossima settimana.

Tre cerimonie in un solo giorno, tre nastri tagliati nel cuore del Cuneese. Ieri sono stati inaugurati i nuovi Ospedali di Comunità di Saluzzo e Cuneo e la Casa della Comunità di Savigliano, strutture finanziate con fondi europei nell’ambito della medicina di prossimità: un modello che punta a portare i servizi sanitari più vicino ai cittadini, alleggerendo la pressione sugli ospedali tradizionali.

Alla giornata ha partecipato la consigliera regionale Giulia Marro (AVS), che ha accolto le inaugurazioni come una buona notizia, senza però nascondere le preoccupazioni che restano aperte. «L’apertura di queste nuove strutture è una buona notizia per la medicina di prossimità, ma gli edifici non bastano per garantire un servizio di qualità», ha dichiarato. «I fondi europei erano destinati non solo alla realizzazione degli edifici, ma alla costruzione di servizi realmente funzionanti. Saranno i certificatori europei, attesi la prossima settimana, a verificare se gli obiettivi previsti dal Piano siano stati effettivamente raggiunti».

Sul fronte operativo, durante le cerimonie è stato annunciato l’arrivo del primo paziente il 21 luglio nei due Ospedali di Comunità di Cuneo e Saluzzo, ciascuno dotato di 20 posti letto. A Savigliano l’obiettivo è avviare i servizi entro il mese di agosto.

Il nodo più delicato resta però quello del personale. Il direttore generale dell’ASL CN1, Giuseppe Guerra, ha assicurato che le risorse umane ci saranno e che l’azienda incontrerà le organizzazioni sindacali a settembre. Un appuntamento che Marro considera cruciale, anche alla luce di una recente circolare regionale sulle assunzioni nella sanità piemontese: un documento che l’assessore Riboldi ha definito una semplice ricognizione, ma che secondo la consigliera pone alle ASL un chiaro obiettivo di contenimento della spesa, con il rischio concreto di rallentare, se non bloccare, le nuove assunzioni.

A complicare il quadro si aggiungono le resistenze di una parte dei medici di medicina generale, poco disposti ad assumere gli impegni orari aggiuntivi previsti. L’accordo nazionale non chiarisce come procedere in caso di rifiuto, né è ancora definito se il costo delle ore extra — pari a 40 euro lordi l’ora — sarà interamente a carico della sanità regionale, già alle prese con una situazione finanziaria difficile.

«Ad oggi non risultano nuove assunzioni», sottolinea Marro. «Chiediamo chiarezza: il personale sarà aggiuntivo oppure verrà semplicemente spostato da altri servizi? È una domanda che oggi non ha ancora trovato una risposta chiara».

La posta in gioco, conclude la consigliera, va oltre la gestione amministrativa: «Se questo modello funzionerà, potrà restituire fiducia nel servizio sanitario pubblico. Se invece resterà incompleto, il rischio è che sempre più persone si rivolgano alla sanità privata».