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Grazia a Roggero, una petizione sfida la Regione Piemonte: «Non nel mio nome di piemontese»
La petizione «Non nel mio nome di piemontese» contesta la richiesta di grazia per Mario Roggero avanzata dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.

Oltre tremila firme su Change.org contro l’iniziativa del presidente Cirio. I promotori: nessuna norma attribuisce alla Regione la facoltà di chiedere la grazia

Mentre il centrodestra si mobilita per ottenere la grazia per il gioielliere di Grinzane Cavour Mario Roggero — condannato in via definitiva dalla Cassazione a 14 anni e 9 mesi — dal fronte opposto arriva una risposta che prende la forma di una petizione online.

Si chiama «Non nel mio nome di piemontese» ed è stata lanciata su Change.org da Antonio Caputo, presidente della Federazione dei circoli Giustizia e Libertà, all’indomani della sentenza definitiva. In pochi giorni ha raccolto oltre 3.500 firme [qui il link alla pagina]

Nel mirino c’è in particolare la posizione del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che si è associato pubblicamente alla richiesta di grazia insieme al ministro Nordio e a diversi parlamentari del centrodestra. I promotori della petizione contestano non solo il merito dell’iniziativa, ma la sua stessa legittimità istituzionale: nessuna norma, si legge nel testo, attribuisce alla Regione la facoltà di chiedere la grazia per un condannato. Tantomeno, aggiungono, prima della pubblicazione delle motivazioni della sentenza definitiva. La richiesta a Cirio è netta: ritirare l’iniziativa e rispettare le prerogative costituzionali che competono al suo ruolo.

Un richiamo alla correttezza istituzionale era arrivato anche dal Quirinale: il 16 luglio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto il ministro Nordio, ricordandogli che la grazia è prerogativa esclusiva del Capo dello Stato.