Fondazione Crc, Gola rompe il silenzio: «Al centro c’è sempre la comunità»
Il presidente ha risposto alle critiche delle ultime settimane in un’intervista a La Stampa: dalla selezione del direttore generale all’ipotesi di acquisto del palazzo della Prefettura, fino all’ingresso nel capitale de La Stampa
«L’uomo al centro della tempesta», lo definisce il giornalista Massimo Mathis nell’intervista pubblicata oggi sulla pagina cuneese de La Stampa. Mauro Gola, presidente della Fondazione Crc, ha accettato di parlare dopo settimane di insistenze, vincendo la sua proverbiale ritrosia. In un’ora e mezza di colloquio — senza mai guardare l’orologio — ha risposto punto per punto alle polemiche che lo circondano. Pragmatico, «inesorabilmente orientato all’obiettivo», taglia corto su ogni accenno di polemica. La sua vera missione, ripete, è «promuovere lo sviluppo economico e sociale del territorio».
La selezione del direttore generale
Il primo fronte è la ricerca del nuovo direttore generale, vacante dal pensionamento di Roberto Giordana lo scorso 31 marzo. La scelta di rivolgersi all’esterno — escludendo la selezione interna — ha scatenato accuse: in molti sostengono che il nome fosse già deciso, quello di Giuliana Cirio, attuale direttore generale di Confindustria Cuneo, bollando la procedura come una farsa.
«Primo: il nome del nuovo direttore non lo decido io», risponde Gola. Il Consiglio di amministrazione ha approvato all’unanimità una procedura affidata a due società esterne — una di selezione e head hunting, una legale — definendo 15 requisiti oggettivi: laurea, master, conoscenza dell’inglese, esperienza nella guida di organizzazioni complesse. Oltre 150 curricula sono arrivati dopo una pubblicazione durata più di venti giorni sul sito della Fondazione. I finalisti sono stati identificati con lettere dell’alfabeto, per tutelare la riservatezza. Riservatezza poi violata da una fuga di notizie. «Il nostro Codice etico parla chiaro», replica Gola, citando l’articolo 5: i componenti degli organi «sono tenuti a rispettare la riservatezza delle informazioni di cui sono depositari». Ora una commissione composta dal presidente, i due vicepresidenti e il presidente del collegio sindacale sta conducendo le audizioni finali. «Finirà come è iniziata», chiosa Gola: «le persone perbene continueranno a essere persone perbene».
Il palazzo della Prefettura
Secondo punto dolente: la presunta volontà di acquisire il primo palazzo di via Roma, oggi occupato dalla Prefettura e di proprietà dell’imprenditore Osvaldo Arnaudo, noto a Cuneo come «Marmurin». «Al momento non c’è nulla», precisa il presidente. È però vero che è arrivata una proposta dall’attuale proprietario: «Ci chiede di valutare l’acquisto o la permuta del palazzo della Prefettura». La questione è stata portata in Consiglio di amministrazione, che ha costituito una commissione ad hoc. Gola non si sottrae a una coincidenza scomoda: venticinque anni fa acquistò dallo stesso Arnaudo la sede della sua azienda. «Esatto: nel 2001, come ho dichiarato in totale trasparenza ai consiglieri di amministrazione prima che decidessimo di occuparci della questione. Sono stati loro a chiedermi di far parte della commissione interna». Nel frattempo, la Fondazione ha già acquisito oltre 1.600 metri quadri nell’attuale sede di via Roma 13, con atto notarile firmato a giugno.
L’ingresso ne La Stampa
Terzo capitolo: la decisione di entrare nella compagine societaria di Sae, il nuovo editore de La Stampa, con una quota del 5% pari a 1,5 milioni di euro. Accanto alla Fondazione siedono Fondazione 9 febbraio 1867 (22%), Paip — il veicolo di Confindustria piemontese — con l’8,33%, Reale Mutua Assicurazioni (6%), Fondazione di Modena (6,67%) e Fondazione Specchio dei tempi (1%). Anche questa scelta è stata presa all’unanimità dal Cda. «La visione che ci ha portato a entrare è molto chiara», spiega Gola. «Per noi l’informazione è un bene comune. Tutto ciò che riguarda l’editoria libera riguarda la democrazia». E ricorda che nel 2025 la Fondazione ha destinato quasi 900 mila euro all’editoria locale cuneese, tra settimanali e siti del territorio. «Questo, se devo dire la verità, non genera alcun clamore».
I numeri
A chiudere il colloquio, i dati del Bando generale 2026: 444 domande finanziate per oltre 9,5 milioni di euro, tra interventi su bellezza, creatività, cura, futuro e partecipazione. Ai quali si aggiungono 950 mila euro per «In giro insieme» e 1.482.000 per «Sport per tutti». In totale, oltre 66 milioni destinati ad attività progettuali ed erogazioni nel 2026, come da bilancio 2025 approvato all’unanimità. «Un patrimonio immenso che richiede competenza e spirito di responsabilità, da parte di tutti», dice Gola. Perché, ripete, «al centro c’è sempre la comunità, ci sono le persone: la Fondazione è questo, parlano i numeri».

