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Caso Roggero, Meloni: “Manca proporzionalità delle pene. Ho detto io a Nordio di avviare iter per grazia”
Giorgia Meloni

La Premier difende il gioielliere cuneese sul Corriere della Sera: «Chi può giudicare la paura di un uomo che si è visto a un passo dalla morte? La decisione finale resta al Quirinale, ma il Ministero istruirà la pratica»

Sul caso di Mario Roggero interviene direttamente la Presidente del Consiglio. Affidando le sue riflessioni alle pagine del Corriere della Sera, Giorgia Meloni ha espresso una netta posizione di difesa nei confronti del gioielliere di Grinzane Cavour esprimendo forti dubbi sull’equità della condanna.

«Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c’è un problema di proporzionalità delle pene», ha dichiarato apertamente la Premier. Meloni ha poi contestato la facilità con cui l’opinione pubblica e la giustizia valutano le reazioni emotive in contesti di estremo pericolo: «Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio, dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più».

La Presidente del Consiglio ha posto l’accento sulla forte pressione psicologica subita dal gioielliere, già vittima di precedenti aggressioni: «Ma siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?». A Roggero, prosegue la Premier, «viene contestato di non aver avuto il sangue freddo in un contesto di alto pericolo e stress, picchi emotivi che raramente si riescono a controllare perfino in reparti addestrati».

Infine, Meloni ha fatto chiarezza sul piano istituzionale confermando di aver dato personalmente il via libera al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per l’apertura della pratica finalizzata alla richiesta di grazia: «Ma certo, gli ho detto io di andare avanti, bisogna chiamare le cose con il loro nome. Una cosa è il potere di concedere la grazia, e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale, ma ciò non vieta al Guardasigilli di istruire il procedimento».