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Valle Bormida, gli agricoltori contro il termovalorizzatore: «Ne stroncherebbe la rinascita»
I vigneti dell'Alta Langa, simbolo della rinascita di un territorio che teme ora le conseguenze del progetto di un nuovo termovalorizzatore in Valle Bormida.

Lunedì 8 giugno a Cortemilia il presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo incontra sindaci e organizzazioni agricole. Cia Cuneo ribadisce la propria netta opposizione al progetto.

Cortemilia. Una data segnata in rosso sul calendario dell’Alta Langa: lunedì 8 giugno, alle 20.30, nella Sala del Consiglio comunale di Cortemilia, il presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo, riunisce i sindaci dell’Alta Langa e le organizzazioni professionali agricole per fare il punto sul progetto del nuovo termovalorizzatore previsto in Valle Bormida. Un incontro atteso, in un territorio che non ha dimenticato i decenni di avvelenamento lasciati dall’Acna e che ora teme di veder compromessa una rinascita costruita con pazienza.

«La Provincia si è già occupata del tema nel Consiglio provinciale dello scorso febbraio e continua a seguire con grande attenzione tutti gli sviluppi della procedura», dice Robaldo. «Siamo al fianco dei Comuni, delle comunità locali e degli imprenditori agricoli che hanno espresso le loro preoccupazioni. Parliamo di un’area che sta investendo sul proprio futuro e che merita il massimo rispetto».

La posizione di Cia Agricoltori italiani di Cuneo è netta. «Esprimiamo la nostra ferma opposizione a un progetto deciso senza un reale coinvolgimento del territorio e che rischia di compromettere ulteriormente un’area già duramente segnata in passato dalla vicenda Acna», afferma il presidente provinciale Marco Bozzolo. Il timore è che il nuovo impianto vanifichi gli sforzi di chi, negli ultimi anni, ha scelto di credere in questi luoghi: agricoltori, operatori turistici, giovani imprenditori che hanno scommesso su un futuro diverso.

È proprio la voce di uno di loro a dare concretezza al dibattito. Marco Magliano, ingegnere e viticoltore dell’azienda Boschetto Alta Langa, ha avviato nel 2018, insieme al fratello Giovanni, un progetto che unisce viticoltura biologica, accoglienza e recupero di una cascina storica tra Camerana e Monesiglio. «Siamo due giovani ingegneri che hanno deciso di investire qui quando molti facevano la scelta opposta», racconta. Il territorio che si promuove attraverso i vigneti, i percorsi cicloturistici, il Cammino del deserto — patrocinato dal Cammino di Santiago di Compostela — e un’immagine di natura incontaminata, rischia ora di vedere vanificato tutto questo.

Magliano solleva anche questioni tecniche che raramente entrano nel dibattito pubblico: le emissioni e le ceneri prodotte da qualsiasi impianto, la fragilità delle strade locali, inadatte ad assorbire il traffico aggiuntivo dei rifiuti in transito, e la conformazione geografica della valle, che favorisce il convogliamento delle correnti dalla costa ligure verso le Langhe Unesco di Barolo e Barbaresco. «Sono elementi che non possono essere sottovalutati», avverte.

A chiudere il cerchio è il presidente regionale di Cia Piemonte e Valle d’Aosta, Gabriele Carenini: «La Valle Bormida e l’Alta Langa stanno dimostrando di saper costruire un futuro fondato sull’agricoltura di qualità, sul turismo sostenibile e sulla valorizzazione delle proprie eccellenze. Per questo chiediamo che le istituzioni ascoltino la voce dei cittadini, dei sindaci e delle imprese agricole».