Tunnel di Tenda, il Pd attacca Rixi: «Basta annunci, servono atti formali»
Il consigliere regionale Mauro Calderoni chiede al viceministro di chiarire se le sue dichiarazioni sulla galleria storica rappresentino una posizione ufficiale del Ministero o una semplice esternazione personale
Limone Piemonte. Il Tunnel di Tenda continua ad essere al centro del dibattito politico, e questa volta è il Partito Democratico a puntare il dito. Il consigliere regionale piemontese Mauro Calderoni ha reagito con toni netti alle recenti dichiarazioni del viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, che aveva ipotizzato l’utilizzo della nuova canna in modalità bidirezionale e la trasformazione della galleria storica in un percorso ciclabile dedicato alla mobilità dolce.
«Se non siamo di fronte a un sogno di inizio estate o all’ennesima esternazione estemporanea, ma a una vera iniziativa del Ministero delle Infrastrutture, allora è necessario che il Governo chiarisca immediatamente quali siano le basi tecniche, finanziarie e diplomatiche di questa proposta», scrive Calderoni in una nota diffusa oggi.
Il nodo centrale, per il dem, riguarda gli studi del Politecnico di Torino citati da Rixi a sostegno della tesi sul traffico bidirezionale. Tre anni fa fu il presidente della Regione Alberto Cirio ad assumere l’impegno di commissionare proprio all’ateneo torinese una verifica sulla fattibilità del doppio senso di marcia nel nuovo traforo. Calderoni ora vuole sapere se quei documenti esistano davvero, se siano stati trasmessi ad Anas, presentati alle autorità francesi e se esista una valutazione condivisa tra i due Paesi.
Le domande non si fermano qui. Sul versante della mobilità ciclistica, l’idea di riconvertire la galleria storica — sostenuta da tempo da associazioni ambientaliste e cicloturistiche — viene giudicata «una suggestione interessante», ma priva, allo stato attuale, di accordi con la Francia, di finanziamenti dedicati e di un cronoprogramma definito.
Dietro l’annuncio di Rixi, secondo Calderoni, si nasconderebbe qualcosa di più scomodo: la presa d’atto di un fallimento. Il valico internazionale, dopo anni di ritardi, extracosti e polemiche, funziona ancora oggi con il senso unico alternato regolato da semaforo. E resta aperta la partita con Parigi sui costi aggiuntivi dell’opera e sulla loro ripartizione tra i due Stati.
«Il territorio merita verità, non slogan», conclude il consigliere dem, che chiede anche ai presidenti di Regione Piemonte e di Provincia di Cuneo di uscire allo scoperto: «Dopo anni di attese, promesse e rinvii, i cittadini della Granda e delle vallate alpine hanno diritto a sapere quale sia il progetto reale del Governo».

