Tenda, le associazioni ambientaliste: «Rixi dice quello che chiedevamo nel 2019. Ma allora nessuno ci ascoltò»
Pro Natura e Legambiente Cuneo accolgono con favore la proposta del viceministro di destinare la canna storica alla mobilità dolce. E ricordano: quella soluzione fu avanzata quando i lavori erano ancora in corso
Limone Piemonte. Sette anni di cantiere, cinque di chiusura totale, circa 210 milioni di euro spesi e un risultato che — per ammissione degli stessi tecnici — ha riconsegnato alla Valle Roja sostanzialmente la situazione di partenza: il Colle di Tenda percorribile a senso alternato con semaforo, esattamente com’era prima. Ora il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi propone di destinare la canna storica del traforo alla mobilità dolce e ciclabile, usandola anche come struttura di emergenza. Per Pro Natura Cuneo e Legambiente Circolo di Cuneo, quella proposta suona familiare.
«È esattamente quello che è sempre stato sostenuto dalle associazioni ambientaliste cuneesi», scrivono in un comunicato congiunto Domenico Sanino per Pro Natura e Bruno Piacenza per Legambiente, ricordando una lettera del 2019 indirizzata alla Regione Piemonte, all’ANAS, alla Presidenza del Consiglio e al Ministero delle Infrastrutture. In quella lettera si chiedeva di abbandonare il progetto a doppia canna già approvato e di allargare moderatamente il tunnel in costruzione per consentire il doppio senso di marcia, lasciando il vecchio tunnel — il primo traforo stradale realizzato attraverso le Alpi, inaugurato nel 1882 — alla fruizione ciclopedonale e al soccorso. «Non abbiamo mai avuto risposta», annotano senza giri di parole.
Le ragioni a sostegno di quella proposta alternativa, spiegano le due associazioni, erano e restano solide. I costi sarebbero stati sensibilmente inferiori rispetto alla doppia canna, senza le incognite legate all’adeguamento di una galleria storica che tecnici autorevoli avevano già segnalato come problematica. Sul piano funzionale, la strada della Valle Roja è soggetta a limitazioni per i mezzi pesanti superiori alle 19 tonnellate ed è riconosciuta di prevalente interesse turistico: «Non servono due tunnel per attraversare il Colle di Tenda». Il vecchio tunnel, messo in sicurezza, avrebbe potuto inoltre assumere — come aveva sostenuto il professor Lorenzo Mamino del Politecnico di Torino — anche una valenza museale, trattandosi di un’infrastruttura di rilevanza storica europea.
I lavori proseguirono invece secondo il progetto originario. L’apertura a senso alternato arrivò nel giugno 2025, dopo dodici anni complessivi di interventi. Ora, segnalano le associazioni, lo stesso Politecnico di Torino avrebbe valutato la possibilità di utilizzare l’attuale galleria nei due sensi di marcia, rendendo di fatto superfluo il passaggio alternato. «Ben venga il ripensamento», concludono Sanino e Piacenza, «e si conservi il vecchio tunnel per la mobilità dolce. Ci auguriamo che anche le autorità locali accettino questa proposta di buon senso».


