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Taser, Cuneo per i Beni Comuni contro la proposta di armamento della Polizia Locale
Agenti della Polizia Locale. La lista civica Cuneo per i Beni Comuni si oppone all'introduzione del taser nel loro equipaggiamento.

La lista civica interviene sull’episodio di corso Giolitti e risponde alla consigliera Mallone (FdI): «Sdoganare il taser significa abbassare l’asticella della nostra civiltà»

Cuneo. L’episodio di corso Giolitti — il video che ritrae quattro agenti delle forze dell’ordine colpire con il taser una donna in evidente stato di alterazione — ha riaperto a Cuneo un dibattito che va ben oltre la singola cronaca. A intervenire è la lista civica Cuneo per i Beni Comuni, con una presa di posizione netta che investe la proposta della consigliera comunale Noemi Mallone (FdI) di estendere l’uso del taser anche alla Polizia Locale.

«Vogliamo davvero armare chi dovrebbe essere presidio di prossimità con strumenti che organismi internazionali come il Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite hanno inserito tra quelli riconducibili a pratiche di tortura e maltrattamento?», scrive la lista nel suo comunicato. Una domanda retorica che riassume l’intera critica: il taser, ricordano, non è un dispositivo neutro, ma uno strumento che agisce sulla biologia umana con il rischio documentato di provocare aritmie e arresti cardiaci. Amnesty International ha più volte denunciato i pericoli letali connessi al suo utilizzo, in particolare su persone vulnerabili o in crisi.

I dati citati sono precisi e gravi: solo tra agosto e ottobre 2025, in Italia, si sono registrati cinque morti riconducibili all’uso del taser. Le vittime hanno un nome: Riccardo Zappone a Pescara, Gianpaolo Demartis a Olbia, Elton Bani a Genova, Claudio Citro a Reggio Emilia e Antony Ehogonoh Ihaza a Napoli. A questo si aggiunge, secondo la lista, una lacuna normativa strutturale: il vademecum operativo redatto dal Viminale nel 2018 non prevede limiti vincolanti su durata, frequenza o zone di mira, e non è mai stato aggiornato.

Sul fronte dell’ordine pubblico locale, Cuneo per i Beni Comuni richiama i dati condivisi dalla Prefettura: i reati in città sono in costante diminuzione. Per questo, la lista guarda con scetticismo alla retorica della sicurezza alimentata «dalle destre e non solo», che punta su più armi, più telecamere e più controlli. Una strategia definita «sguaiata» e orientata al consenso elettorale piuttosto che al benessere collettivo.

La conclusione è un appello a un modello diverso di sicurezza urbana: «La sicurezza non si “spara” addosso ai cittadini — scrive la lista —. Si costruisce giorno dopo giorno conoscendo il territorio, parlando con le persone, intervenendo prima che il disagio diventi scontro».