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Infermieri nelle Case di Comunità, il sindacato Nursing Up: “Servono investimenti strutturali, non scorciatoie”
La gestione del personale infermieristico nelle Case e negli Ospedali di Comunità è al centro delle preoccupazioni di Nursing Up Piemonte e Valle d'Aosta.

Il ricorso ad Amos per reclutare personale infermieristico nelle strutture territoriali piemontesi solleva interrogativi sulla programmazione della sanità di prossimità, a quattro anni dal decreto che ha ridisegnato il modello territoriale.

Il dibattito sul reclutamento di infermieri tramite Amos per le Case e gli Ospedali di Comunità in Piemonte spinge il sindacato Nursing Up a chiedere un confronto trasparente sulle scelte organizzative della sanità territoriale regionale. A farsi portavoce delle preoccupazioni della categoria è Claudio Delli Carri, segretario regionale di Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta.

Il nodo centrale, per il sindacato, non è solo tecnico ma strategico: a quattro anni dall’emanazione del Decreto Ministeriale 77/2022, che ha definito il modello organizzativo della sanità territoriale e tracciato il perimetro delle nuove strutture di prossimità, il ricorso a strumenti straordinari per reperire personale appare come un segnale di programmazione insufficiente. «Dopo quattro anni dall’avvio della riforma territoriale, non possiamo accettare che si arrivi a discutere di soluzioni che rischiano di configurarsi come scorciatoie organizzative» dichiara Delli Carri, citando anche il precedente dei concorsi di Azienda Zero utilizzati di fatto come meccanismo di mobilità del personale in luogo degli istituti regionali ordinari.

Nursing Up individua le cause profonde della carenza infermieristica nelle condizioni di lavoro, nella valorizzazione economica e nelle prospettive di carriera: fattori che rendono la professione poco attrattiva e alimentano il deficit strutturale di organico. «Il punto centrale resta la capacità del sistema di rendere la professione infermieristica attrattiva e riconosciuta. Non è solo una questione numerica, ma di condizioni di lavoro, prospettive di crescita e riconoscimento del ruolo professionale» sottolinea il segretario regionale.

La richiesta del sindacato è che il rafforzamento della sanità territoriale sia accompagnato da politiche strutturali coerenti sul piano delle risorse umane, evitando risposte emergenziali che rischiano di non affrontare le cause del problema. «Il sistema sanitario regionale deve mantenere una visione chiara e coerente sul futuro della professione infermieristica» conclude Delli Carri. «Solo attraverso un investimento reale sulle persone sarà possibile garantire la tenuta e la qualità dell’assistenza sul territorio».