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Fondazione CrC nella nuova proprietà de La Stampa: esposti ad Acri e Mef, critiche bipartisan
La Fondazione CrC di Cuneo ha investito tre milioni di euro nella nuova società editrice de La Stampa, scatenando polemiche politiche e segnalazioni agli organi di vigilanza.

L’ente cuneese ha impegnato tre milioni di fondi delle erogazioni per entrare nel capitale della società editrice del quotidiano torinese. La decisione divide amministratori e mondo politico. Il presidente Gola rivendica la scelta, ma il fronte del dissenso si allarga.

L’ingresso della Fondazione CrC di Cuneo nel capitale della nuova società editrice de La Stampa sta producendo effetti che vanno ben oltre la normale dialettica interna a un ente filantropico. Tre milioni di euro — un milione e mezzo già versati, altrettanti impegnati entro fine anno — in cambio del 5% de La Stampa SAE Spa: questa è l’operazione voluta dal presidente Mauro Gola, che ha però innescato un dibattito sempre più esteso sulla coerenza dell’investimento con la missione statutaria della Fondazione.

Il nodo centrale riguarda la provenienza delle risorse. Secondo quanto riportato dal sito Lo Spiffero, i tre milioni sarebbero stati attinti dal fondo delle erogazioni liberali, lo strumento con cui la Fondazione trasferisce al territorio i rendimenti del proprio patrimonio, finanziando enti locali, associazioni, cultura, welfare e volontariato. Destinare quella liquidità a una quota azionaria in una società editoriale privata ha sollevato una domanda che rimbalza da settimane negli ambienti istituzionali e politici della Granda: una fondazione bancaria può fare un investimento di questo tipo?

Gola sostiene di sì. Il presidente ha rivendicato la scelta come risposta a una richiesta proveniente dal mondo economico cuneese e ha sottolineato che il consiglio di amministrazione si è espresso all’unanimità. Ma quella unanimità, stando alle ricostruzioni che circolano, sarebbe stata condizionata dalla convinzione che all’operazione avrebbero partecipato anche Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo, entrambe poi rimaste fuori, lasciando la CrC più esposta di quanto alcuni consiglieri avessero immaginato.

A complicare il quadro, l’architettura del rischio. Il sistema confindustriale piemontese, attraverso Paip — partecipata da Confindustria Cuneo, Unione Industriali Torino, Confindustria Novara Vercelli Valsesia e Unione Industriale di Asti — ha investito 2,5 milioni in cambio dell’8,33% della società. Di questi, un milione proviene da Confindustria Cuneo. Il paradosso che osservatori e critici evidenziano è che gli imprenditori privati abbiano assunto un’esposizione inferiore rispetto all’ente filantropico, e per di più distribuita in rete.

Il dissenso non è rimasto confinato ai retroscena. La sindaca di Cuneo Patrizia Manassero ha dichiarato pubblicamente di aver appreso la nomina del rappresentante della Fondazione nel cda della nuova società soltanto a cose fatte. Il sindaco di Alba Alberto Gatto, rispondendo a un’interrogazione consiliare, ha riferito di essere stato avvisato con una telefonata a decisione già presa e ha ritenuto opportuno convocare Gola in commissione per chiarimenti. L’ex parlamentare Mariano Rabino, presidente dell’Atl Langhe Monferrato Roero, ha espresso perplessità di natura istituzionale: una fondazione, ha argomentato, deve essere neutrale e rappresentare tutti, mentre un quotidiano esprime ogni giorno opinioni.

Il confronto ha ora raggiunto la soglia degli organi di vigilanza. Lo Spiffero riferisce di aver visionato un esposto indirizzato ad Acri — l’associazione delle fondazioni di origine bancaria — e al Mef, nella sua veste di autorità di vigilanza, con cui si chiede di verificare la regolarità dell’operato della Fondazione CrC. Sarebbe in circolazione anche un secondo esposto, con una platea di destinatari istituzionali più ampia.

La vicenda intreccia nomi e relazioni che disegnano la mappa del potere economico e istituzionale cuneese: Giuliana Cirio, direttrice di Confindustria Cuneo e sorella del presidente della Regione Alberto Cirio, siede nel cda della nuova società in quota confindustriale; Federico Borgna, ex sindaco di Cuneo, vi siede in quota Fondazione.

Resta aperta la domanda che, secondo Lo Spiffero, accompagnerà l’intera gestione Gola: dove finisce la missione di una fondazione bancaria e dove comincia la politica?