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118 e Case di Comunità, i sindaci del Cuneese alla Regione: «Prima di decidere, confrontatevi con noi»
Il territorio del Distretto Sud-Ovest dell'ASL CN1 copre 2.460 chilometri quadrati, dalla pianura cuneese alle vallate alpine: al centro del documento inviato dai 53 sindaci alla Regione Piemonte.

I 53 sindaci del Distretto Sud-Ovest dell’ASL CN1 chiedono alla Regione un incontro prima di approvare la riorganizzazione del 118. Sul tavolo la copertura medica su 2.460 km² e il futuro delle Case di Comunità.

Cinquantatré comuni, circa 161.000 abitanti, un territorio che va dalla città di Cuneo alle vallate alpine: il Comitato dei Sindaci del Distretto Sud-Ovest dell’ASL CN1 ha deciso di mettere nero su bianco le proprie preoccupazioni sulla riorganizzazione del sistema di emergenza-urgenza 118 e sullo stato delle Case di Comunità, trasmettendo un documento formale a Regione Piemonte, Azienda Zero, ASL CN1 e Provincia di Cuneo. Il testo, approvato nell’assemblea del 17 giugno scorso, chiede con «fermezza e determinazione» che venga convocato un incontro con tutti i sindaci del distretto prima che il nuovo modello organizzativo venga adottato in via definitiva.

Il nodo centrale riguarda la proposta regionale di riorganizzare le postazioni avanzate del 118, che nel Distretto Sud-Ovest passerebbe a sole tre unità — una ASA e due MSA — su una superficie di 2.460 chilometri quadrati. I sindaci contestano che questo modello sia adeguato a un territorio così eterogeneo, e lo fanno con argomenti tecnici precisi. Richiamano il D.M. 70/2015, che fissa i parametri minimi per le postazioni avanzate in base a popolazione e superficie, e chiedono alla Regione di dimostrare che i numeri tornino. Segnalano inoltre il fenomeno dell’overlapping: dai dati di Azienda Zero emerge che il 37% dei codici gialli e il 30% dei rossi viene gestito da mezzi non medicalizzati, una percentuale ben al di sopra della soglia del 10% indicata dalla Società Italiana Sistema 118.

C’è poi il tema dei tempi di risposta: i sindaci prendono atto che le medie provinciali risultano rispettate, ma sottolineano che la media non può essere l’unico parametro quando si parla di un Livello Essenziale di Assistenza. «Le criticità dei territori meno popolosi», si legge nel documento, non devono essere «mascherate dalle migliori performance dei centri urbani». Un problema che si acuisce d’estate, quando le vallate registrano picchi di presenze turistiche, e in un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione nei piccoli comuni montani.

Il documento affronta anche il ruolo dell’elisoccorso, la cui gestione operativa fa capo alla Centrale di Torino e non a quella di Cuneo, e pone domande precise sulla sua disponibilità notturna e invernale. Più in generale, i sindaci chiedono che il «gemello digitale» — lo strumento di simulazione usato da AGM Project Consulting per validare il modello — venga utilizzato anche per confrontare scenari alternativi, e non soltanto per avallare quello già scelto.

Sul fronte delle Case di Comunità, il tono è meno conflittuale ma ugualmente esigente: le strutture finanziate dal PNRR esistono, ma i sindaci vogliono sapere quali servizi siano davvero operativi, se siano disponibili le dotazioni diagnostiche di base e se esista un sistema informatico integrato tra i professionisti. «Il successo di questo progetto», scrivono, «non si misurerà dalla qualità degli edifici inaugurati, ma dalla capacità di renderli luoghi realmente vissuti».