Mai+Sole, la sfida di Antonella contro la violenza che non lascia solo lividi
La volontaria: “L’ostacolo più grande è trovare il coraggio per chiedere aiuto e raccontare il proprio vissuto a delle estranee.”
In questo appuntamento della nuova stagione di “Oltre l’etichetta” incontriamo Antonella Vassallo, una donna che ha trascorso la vita lavorativa nel sociale tra carcere, dipendenze e ascolto. Dopo quarant’anni di lavoro e arrivata alla pensione, Antonella si è domandata: “Come posso continuare a essere utile?”. Ha scelto così di mettersi a disposizione dell’associazione antiviolenza “Mai+Sole” di Savigliano. La sua esperienza nel sociale l’ha portata ad assumere un ruolo attivo nell’associazione. Scenderemo anche nella sua esperienza personale e conosceremo il suo punto di vista: scopriremo la sfida di passare dal ruolo di assistente sociale che risolve le situazioni, a quello di volontaria che deve imparare ad affiancare. Nell’intervista ci racconta come funziona l’accoglienza in “Mai+Sole” e quali difficoltà incontrano le donne quando decidono di chiedere aiuto.
Vi lascio alle sue parole.
Grazie Antonella per questa intervista. Conoscevi già l’associazione prima di entrarne a far parte? Cosa ti ha spinto a compiere quel passo in più da semplice conoscitrice a volontaria attiva?
Conoscevo l’associazione per lavoro e mi aveva colpito la serietà con cui veniva affrontata questa tematica. Nel 2018, a seguito della pensione, ho cercato di capire in quale ambito potessi mettere a disposizione il mio tempo e il mio bagaglio professionale ed esperienziale e la scelta è caduta sulla violenza di genere perché ritengo che questa sia un problema strutturale.
Come funziona concretamente l’accoglienza in Mai+Sole? Dal primo contatto fino ai primi colloqui, quali sono i passaggi principali che una donna attraversa? Venite generalmente cercate oppure prendete voi il primo contatto a seguito di una segnalazione?
Dopo la pandemia sono cambiate le modalità di contatto: prima del 2020 l’associazione aveva, nelle varie sedi degli sportelli con accesso libero in cui le donne potevano presentarsi liberamente senza appuntamento. Durante la pandemia l’associazione ha proseguito l’attività attraverso contatti telefonici per riprendere con la consueta modalità a fine pandemia. Generalmente la donna ci chiama per incontrarci, il contatto avviene tramite le istituzioni o per conoscenza diretta o ancora su indicazione di amici e parenti. L’ascolto viene organizzato dalla referente del territorio che contatta le volontarie disponibili, gli ascolti avvengono generalmente nelle sedi e alla presenza di due volontarie. Durante l’ascolto le volontarie cercano di capire con la donna cosa si può fare, partendo da quello che è possibile fare in quel momento. La donna viene ascoltata più volte e viene accompagnata nel suo percorso di uscita da una relazione violenta.
Dopo tanti anni di lavoro nelle carceri e nel mondo delle dipendenze, come queste esperienze ti hanno aiutata nell’associazione?
La mia esperienza lavorativa e, più che altro, la formazione fatta, mi aiutano nell’individuare le difficoltà delle donne e la facilità di ascolto che ho esercitato per anni, ma può essere un ostacolo perché nel mio lavoro individuavo il problema e lavoravo con la persona per la risoluzione dello stesso, proponendo soluzioni e indirizzando la persona nelle scelte. Con le donne devo rimanere ferma e affiancarle senza fare nulla ed è una cosa molto impegnativa.
Essere volontaria per Mai+Sole comporta molte sfide, sia con le persone che con le istituzioni. Qual è l’aspetto più frustrante che hai affrontato?
Questo volontariato è particolare, prima di tutto perché non è programmabile: quando si presenta l’emergenza l’associazione deve rispondere, quindi richiede flessibilità e disponibilità. È auspicabile che la volontaria conosca la rete dei servizi e il territorio per saper supportare la donna in difficoltà. È importante fare rete, ma spesso ci si scontra con la carenza di risorse sul territorio (case di accoglienza, servizi per i minori), con la presenza di pregiudizi nei confronti delle donne straniere. In queste occasioni è importante accompagnare la donna in modo che possa ottenere gli aiuti necessari e acquisisca un po’ di autostima. Spesso le donne non ricevono le informazioni utili per poter fare delle scelte e le istituzioni sono ancora molto carenti.
Spesso si pensa alla violenza di genere solo come a quella fisica. Quali altre forme di violenza hai incontrato più spesso in Mai+Sole?
Negli ultimi anni le forme di violenza che si incontrano maggiormente sono la violenza psicologica ed economica. Entrambe le forme di violenza sono difficili da dimostrare, però hanno effetti devastanti sulle donne perché iniziano in maniera subdola, durano molti anni e richiedono tempo per essere riconosciute. Per quanto riguarda la violenza economica, una donna che non ha indipendenza economica non può scegliere di uscire da una relazione malata e purtroppo non riguarda solo le donne che non lavorano, ma anche donne che lavorano ma non gestiscono le proprie risorse finanziarie.
Quali sono gli ostacoli più grandi che una donna incontra quando decide di chiedervi aiuto?
L’ostacolo più grande è trovare il coraggio per chiedere aiuto e raccontare il proprio vissuto a delle estranee. Il cammino per uscire dalla violenza è lungo e faticoso e a volte, le donne hanno momenti di scoramento in cui la nostra presenza è importante. Altro ostacolo è la presenza di figli che le donne vogliono tutelare in tutti i modi e in questi casi la scelta di uscire da un legame tossico risulta più difficile e richiede tempi più lunghi per i sensi di colpa di privare i figli della figura paterna.
Guardiamo per un attimo al futuro, quali sono le sfide più urgenti per le realtà antiviolenza come Mai+Sole?
Le sfide urgenti riguardano gli interventi di prevenzione con i giovani e con le figure educative per arrivare ad un cambio culturale indispensabile per raggiungere la parità di genere.

