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Fondazione CRC, Rifondazione Comunista attacca: «Rischio concentrazione di potere senza precedenti»
Rifondazione Comunista critica le indiscrezioni sulla possibile nomina di Giuliana Cirio alla direzione generale della Fondazione CRC.

Il PRC interviene sulle indiscrezioni relative alla possibile nomina di Giuliana Cirio alla direzione generale della Fondazione CRC. Panero e Deambrogio parlano di «concentrazione di potere economico, politico ed editoriale» e chiedono trasparenza sul futuro dell’ente.

Cuneo. «Il re è nudo, rompiamo il silenzio complice». Con parole dure il Partito della Rifondazione Comunista interviene nel dibattito sulle indiscrezioni riguardanti la possibile nomina di Giuliana Cirio, attuale direttrice generale di Confindustria Cuneo e sorella del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, alla guida della Fondazione CRC.

A firmare il comunicato sono Fabio Panero, segretario del circolo cuneese del PRC, e Alberto Deambrogio, che parlano apertamente di una «concentrazione di potere economico, editoriale e politico» senza precedenti nel territorio provinciale.

Secondo Rifondazione Comunista, l’eventuale approdo di Giuliana Cirio alla direzione generale della Fondazione CRC rappresenterebbe «una gigantesca questione di opportunità politica e di etica pubblica», soprattutto considerando il ruolo della fondazione nel finanziamento di progetti culturali, sociali e infrastrutturali in provincia di Cuneo.

Nel comunicato il PRC sottolinea il rischio di un «corto circuito istituzionale», evidenziando il legame familiare con il governatore piemontese. «Come può esserci un controllo indipendente sulla gestione delle immense risorse della Fondazione CRC – si chiedono Panero e Deambrogio – se al suo vertice dovesse sedere la sorella di chi guida la Regione Piemonte?».

L’attacco politico si allarga poi al tema dell’informazione locale e regionale. Rifondazione richiama infatti le indiscrezioni relative all’interesse della Fondazione CRC per l’ingresso nella compagine proprietaria dello storico quotidiano La Stampa. Secondo il PRC, si starebbe delineando «un grumo di potere totalizzante» in grado di unire politica, finanza e controllo mediatico.

«La cosa più sconcertante – concludono Panero e Deambrogio – è il silenzio assordante che circonda questa vicenda. C’è una paura diffusa di disturbare i manovratori, una sudditanza psicologica e politica che fa male alla democrazia».

Il partito annuncia infine che continuerà a seguire la vicenda, denunciando quella che definisce «una gestione privatistica e familiare della cosa pubblica e dei beni comuni».