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“Come fragole rifiorenti”: a Peveragno l’esordio letterario di Stefania Di Luce

L’autrice si racconta in un’intervista: dalle passioni giovanili alle storie vere dietro a un libro che affronta le dinamiche tossiche e la manipolazione emotiva. Venerdì 5 giugno presentazione del libro al Centro Polifunzionale “A La Sousta”

Un esordio letterario che scava nelle pieghe della sensibilità umana e affronta con coraggio tematiche delicate e di stretta attualità. Venerdì 5 giugno 2026, alle ore 21, il Centro Polifunzionale “A La Sousta” di Peveragno ospiterà la presentazione ufficiale di “Come fragole rifiorenti”, il romanzo d’esordio di Stefania Di Luce. L’autrice, che dialogherà con Chiara Bosonetto per svelare alcuni retroscena dell’opera, sarà musicalmente accompagnata da Isabella Sarale, cantante e illustratrice della copertina del volume edito da Primalpe.

Dietro lo pseudonimo di Stefania Di Luce si cela una storia personale fatta di ascolto, empatia e una naturale inclinazione verso l’arte in ogni sua forma: dalla poesia alla fotografia in bianco e nero, fino alla musica. Abbiamo raccolto la testimonianza dell’autrice, che ci ha guidato alla scoperta della genesi del suo romanzo.

Partiamo dalla scelta dello pseudonimo. A Peveragno, dove vivi, ti conoscono con un altro nome: da dove nasce questa firma?
Fin da ragazzina ho avuto una grande passione per la poesia e per gli aforismi. Oggi mi ritrovo tra le mani una raccolta di pensieri scritti nell’arco di oltre quarant’anni, uniti all’altra mia grande passione, la fotografia in bianco e nero. Ho sempre firmato i miei aforismi come “Di Luce” perché desideravo che ogni mia parola o immagine potesse essere, per chi le incontra, un piccolo raggio di luce. Il nome Stefania ha invece un significato speciale: sarebbe dovuto essere il mio vero nome, quello scelto da mia madre prima della mia nascita, anche se poi le cose andarono diversamente.

Nel racconto emerge una spiccata e profonda sensibilità. Come si convive con questo tratto caratteriale così forte?
Essere una persona sensibile è un dono prezioso, permette di cogliere sfumature della vita che spesso passano inosservate. Io mi perdo ancora davanti alla bellezza di un tramonto, ascolto il rumore della pioggia come se fosse musica e guardo i cristalli di ghiaccio sulla neve al mattino con gli stessi occhi di quando ero bambina. Allo stesso tempo, però, la sensibilità ti rende vulnerabile: senti in modo più intenso non solo le gioie, ma anche le ferite. Mi considero profondamente empatica; fin da piccola, pur essendo timida e gracile, non riuscivo a voltarmi dall’altra parte davanti alle ingiustizie o al bullismo, sentivo il bisogno di schierarmi dalla parte dei più fragili.

Un senso di empatia che, inevitabilmente, si riflette anche nel quotidiano e nel rapporto con le persone…
Sì, lavoro come commessa e ho una particolare simpatia per gli anziani gentili. Spesso nei loro occhi percepisco solitudine o smarrimento. Cerco sempre di dedicare loro una piccola attenzione, come aiutarli con la spesa o semplicemente regalare un sorriso. A volte, quando colgo tristezza nei loro sguardi, offro loro una caramella invertendo i ruoli, dato che di solito sono gli anziani a darle ai bambini. Vedere i loro volti illuminarsi riempie anche il mio cuore.

Veniamo al libro, “Come fragole rifiorenti”. Quali temi affronta e qual è il messaggio principale?
Il romanzo, che non è autobiografico, affronta argomenti complessi e purtroppo molto attuali: la violenza fisica e psicologica, la manipolazione emotiva, le dinamiche di coppia tossiche, il narcisismo e la fragilità interiore. Si tratta di meccanismi dolorosi e spesso difficili da riconoscere. Ho scritto questo libro con l’intento e la speranza che possa offrire conforto, consapevolezza e sostegno a chi si sente intrappolato in queste situazioni e ha bisogno di aiuto per spezzarle.

Come è nata, concretamente, l’idea di dare vita a questa trama?
Per anni ho cercato di stare accanto alle persone in difficoltà, offrendo ascolto. Nel libro mi rivolgo spesso al femminile semplicemente perché la maggior parte delle persone che ho ascoltato nel tempo sono state donne, ma tengo a precisare che la manipolazione e la fragilità emotiva non hanno genere, riguardano da vicino anche molti uomini. Per scrivere il romanzo ho raccolto pezzetti di storie reali incontrate negli anni, e ho inventato un personaggio a cui ho dato il mio nome di penna, Stefania, proprio perché volevo che fosse una donna capace di racchiudere in sé le vite di tante altre. Fin da bambina sono sempre stata di poche parole e non socializzavo facilmente, ma ho sempre saputo che il mio posto era lì: in mezzo alle persone, ad ascoltare. Attraverso l’osservazione ho arricchito il mio bagaglio emotivo, e quel silenzio è diventato un libro”.

Appuntamento dunque venerdì 5 giugno a Peveragno con questa storia di rinascita e speranza perchè, come recita la citazione che accompagna il volume, “la vera forza non è chiudere il cuore, ma tenerlo aperto e saper scegliere chi può entrarci davvero”.