Logo
Liste d’attesa, il paradosso piemontese: poche prescrizioni, lunghe attese
Le liste d'attesa per le visite specialistiche in Piemonte restano tra le più lunghe d'Italia, nonostante il numero ridotto di prescrizioni.

Il Pd porta in Consiglio regionale i dati del flusso tessera sanitaria 2025: il Piemonte è 17° in Italia per numero di ricette, ma i tempi per visite specialistiche restano tra i più lunghi. Rossi e Valle chiedono risposte all’assessore Riboldi

Torino – Il Piemonte fa registrare uno dei livelli più bassi di prescrizioni sanitarie rispetto alla popolazione, ma i cittadini continuano ad attendere mesi per accedere a visite specialistiche. Un paradosso che il Partito Democratico porta all’attenzione del Consiglio regionale con un’interrogazione urgente rivolta all’assessore alla Sanità Riboldi.

I consiglieri regionali Domenico Rossi e Daniele Valle hanno depositato oggi il documento, basandosi sui dati nazionali del flusso tessera sanitaria relativi al 2025. I numeri collocano il Piemonte al 17° posto su 21 regioni per prescrizioni in rapporto agli abitanti: 1.020,1 per mille, a fronte dei 1.569,5 del Lazio e dei 1.481,5 dell’Emilia-Romagna. Solo Veneto, Toscana, Liguria e Valle d’Aosta fanno registrare valori inferiori.

“Siamo sotto la media nazionale, eppure i cittadini piemontesi aspettano mesi — a volte oltre un anno — per una visita cardiologica, neurologica, ortopedica”, denunciano i due esponenti del Pd. “Come si spiega questo paradosso? Riboldi deve risponderci in aula”.

Nell’interrogazione, Rossi e Valle chiedono all’assessore di chiarire le cause strutturali della situazione, individuando se il problema risieda in un deficit di offerta — carenza di personale, strutture inadeguate, orari insufficienti — o in una gestione poco efficiente degli slot disponibili. I consiglieri sollecitano inoltre un rendiconto dei risultati ottenuti con le risorse già stanziate, comprese quelle provenienti dal PNRR.

“I piemontesi pagano le tasse come tutti gli altri italiani e hanno diritto alle stesse cure”, concludono. “Non possiamo accontentarci di spiegazioni generiche. Vogliamo dati, obiettivi e responsabilità”.