OLTRE L'ETICHETTA
|Mai+Sole, la rete creata da Adonella per restituire un futuro alle donne vittime di violenza
La fondatrice: “La realtà ci ha fatto capire che la violenza non ha età, nazionalità e istruzione. La violenza è trasversale, non guarda in faccia nessuno.”
Torna l’appuntamento con la rubrica “Oltre l’etichetta” di Cuneo24, lo spazio dedicato alle storie delle persone che costruiscono un mondo più giusto e inclusivo. Abbiamo intervistato Adonella Fiorito, presidente e fondatrice dell’associazione Mai+Sole, una realtà con sede a Savigliano e diventata un punto di riferimento della provincia di Cuneo per le donne che vivono situazioni di violenza. La storia di Adonella non comincia con l’apertura di un centro antiviolenza, ma nei quarant’anni trascorsi nel suo centro estetico e in una instancabile attività di volontariato. Dai progetti di solidarietà internazionale per i bambini della Romania fino all’esperienza tra i banchi del Consiglio Comunale, Adonella ha maturato sul campo la consapevolezza della necessità di intervenire dove il disagio è più silenzioso. Insieme a un gruppo affiatato di volontarie e professioniste, Mai+Sole accompagna le donne in difficoltà offrendo un concreto supporto a coloro che vogliono uscire da situazioni pericolose. In questa intervista, Adonella racconta com’è nata l’idea dell’associazione, quali impegni quotidiani comporta e quali storie l’hanno segnata in modo indelebile. Vi lascio alla sua intervista.
Grazie Adonella per questa intervista. Nel 2007 hai fondato “Mai+Sole”, ma l’idea è nata molto prima, mentre lavoravi nel tuo centro estetico. Hai vissuto un momento o sentito qualcosa che ti ha portata alla consapevolezza che era necessario fondare una rete di supporto contro la violenza sulle donne in provincia di Cuneo?
In realtà i motivi sono stati tanti. Avevo appena portato a termine un progetto con la Consulta della Solidarietà di Savigliano di lotta alla pedofilia, principalmente in Romania e la nostra domanda è proprio stata: sappiamo parlare di pedofilia nella nostra piccola realtà? E così passare attraverso la donna ci sembrava una cosa tutto sommato più semplice. Altra domanda era: ma le donne straniere che non hanno una rete familiare, se vivono con un uomo violento come fanno a chiedere aiuto? La realtà ci ha fatto capire che la violenza non ha età, nazionalità e istruzione. La violenza è trasversale, non guarda in faccia nessuno.
Per chi non conosce l’organizzazione, come funziona Mai+Sole? Quali attività svolgete e in che modo vi organizzate per sostenere le donne che si rivolgono a voi?
Mai+Sole è nata per l’emergenza, quindi da subito, ci siamo attrezzate con un telefono reperibile h24, ci siamo presentate alle forze dell’ordine, agli ospedali, scuole… insomma tutto dove potevamo essere di aiuto, ci siamo organizzate per avere una casa di accoglienza e la collaborazione con avvocati e psicologhe. Da molti anni ormai, lavoriamo nella prevenzione, con percorsi nelle scuole, incontri e dibattiti pubblici.
Sei stata per diversi anni consigliera comunale, quanto è utile oggi quell’esperienza nel confrontarti con le istituzioni?
Diciamo che ho imparato a non giudicare e muovermi un po’ senza spaccare troppo, cercando di essere super partes fuori dalla politica.
Secondo la tua esperienza, quali strumenti di prevenzione funzionano davvero nelle scuole e sul territorio?
Io penso che ormai se ne parli molto, a volte in modo improprio, noi cerchiamo di avvicinarci ai ragazzi per ragionare sulla consapevolezza, sul rispetto della persona.
Tra le tante storie che hai incontrato, ne esiste una che ti è rimasta nel cuore e che racchiude il senso di Mai+Sole?
Ogni storia lascia un segno, se ci sono dei bambini ancora di più. Ricordo bene quella notte in cui una bambina ha telefonato per chiedere aiuto, il suo papà stava urlando e picchiando la mamma. Lei ha trovato sul cellulare della mamma il nostro numero di telefono e così è iniziato il nuovo cammino. Ora stanno bene. Non è così facile uscire dalla violenza, le dinamiche sono molte e complesse, ma è possibile, soprattutto se sei accompagnata da un centro antiviolenza, se non ti senti giudicata, ma accolta. Molte volte è proprio grazie ai figli che le donne trovano il coraggio di dire basta alla violenza.
Negli ultimi anni e anche in questo 2025, al mondo del volontariato vengono richiesti sempre più adempimenti burocratici e organizzativi. Come Presidente di Mai+Sole, come guardi al futuro di questa crescente complessità? La vivi come un ostacolo che rischia di togliere tempo all’aiuto concreto o come un’opportunità di crescita per l’associazione?
La burocrazia è faticosa e toglie tempo ad altre mansioni più gratificanti e utili, ma ci aiuta a crescere e poi nell’associazione ci sono le esperte che se ne occupano.
In quasi vent’anni di Mai+Sole, qual è il “grazie” più impattante che hai ricevuto?
L’invito al secondo matrimonio come testimone. Lei ha avuto ancora fiducia nella vita e ancora oggi vivono una bella storia d’amore.
È questo quello che ti ha ripagato di anni di fatica e impegno?
Come saprai, in due anni ho perso i miei figli. Una mamma con un lungo percorso di violenza, ora superato anche grazie a Mai+Sole mi scrive: “Non preoccuparti, quando sarai vecchia, io prenderò una casa con il giardino e tanti fiori come piace a te e mi prenderò cura di te.” In quel momento ho capito di non essere sola. In realtà poi, quando vedi che una donna riesce a ricostruirsi una vita e ad essere serena è tutto quanto posso desiderare e questo mi ripaga dalle notti insonni e dalle fatiche di ascoltare il loro vissuto. Questo mi fa capire che tutto sommato sono una donna fortunata.

