La Bottega Contadina si racconta a Mondovì, tra valori della filiera corta e territorio
La presidente Delia Revelli: “Siamo tante facce e tante mani. Questi valori devono garantire il Sapere contadino”
Valorizzazione e sostenibilità. Sono alcune delle parole chiave della serata di mercoledì 4 marzo dove, presso la Sala Scimé a Mondovì, si è svolta la presentazione del progetto Bottega Contadina.
Un nome che evoca la tradizione secondo Franco Graglia, vicepresidente del Consiglio regionale, presente all’evento.
Le finalità del progetto, che ha ottenuto anche un contributo regionale, sono quelle di connettere le realtà contadine del territorio e non solo. Durante i saluti istituzionali il sindaco di Mondovì, Luca Robaldo, lo ha definito una luce in più per la città, appoggiando l’idea dei buoni pasto per i dipendenti comunali spendibili negli esercizi commerciali locali, tra cui ovviamente la Bottega (situata a Breo in via S. Arnolfo 4).

Ma com’è nata la Bottega Contadina? La Bottega è una piccola realtà sviluppatasi nel 2020, in piena emergenza Covid. Ma, anche quando tutto era chiuso, l’agricoltura non poteva fermarsi.
“In quel momento – racconta la presidente, Delia Revelli – abbiamo lavorato per tutto il monregalese. Effettuavamo consegne a oltre 250 famiglie, era una grande responsabilità sociale. Da lì si è capito che stare insieme fa bene”.

All’interno del progetto sono coinvolte più di 25 aziende, unite nel promuovere il valore della filiera corta che, oltre alla freschezza e alla qualità dei prodotti, deve garantire quello che Revelli definisce “Sapere contadino”. Si tratta quindi di una comunità unita nel promuovere il “mangiare sano” e stili di vita più sostenibili tramite cibi che abbiano “i volti del produttore”, come ha sostenuto Attilio Ienniello del Comizio Agrario di Mondovì, che nel corso della serata ha fatto un punto sull’agricoltura del territorio.
Ma la Bottega non è questione di chilometri, bensì una scelta di resistenza. Qui entra in gioco il concetto di aggregazione che, secondo Elena Cuniberti, specialista in sviluppo locale, aiuta il territorio a rimanere vivo.
Nemmeno Paola Gula, giornalista, scrittrice e critica enogastronomica, vuole parlare di chilometro zero (“altrimenti non mangeremo né cioccolata né bagna cauda” scherza). Gula ha raccontato del suo lavoro di ricerca del piccolo prodotto, rendendosi conto del crescente interesse dei giovani per la terra e indicando l’unione delle forze come la modernità della realtà contadina.
L’auspicio, da parte dei diretti interessati, è che il progetto possa essere preso come un modello da seguire.





