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Il piastrino di Stefano: quando la memoria ritorna a casa dopo 81 anni
La consegna del piastrino nella Sala del Consiglio Comunale di Mondovì, con la delegazione dell'A.N.A., la figlia Livia e il nipote Alessandro

Un piastrino militare consumato, ritrovato in Russia dopo ottant’anni, torna a Mondovì nelle mani della famiglia di Stefano Bonardo, reduce della Campagna d’Africa e della drammatica ritirata della Cuneense. Grazie al lavoro degli Alpini di Abbiategrasso, la memoria dell’artigliere ritrova dignità e casa.

Nella mattinata di martedì 17 marzo, tra le mura della Sala del Consiglio Comunale di Mondovì, un piastrino militare consunto e incompleto ha riacceso la memoria di una famiglia. È il piastrino di Stefano Bonardo, artigliere alpino della classe 1912, ridato ai suoi dopo più di ottanta anni di oblio. Un oggetto minuto, eppure colmo di significato: contiene ancora alcuni dati, tra cui il numero del Distretto militare di Mondovì, il 79. Ma contiene soprattutto una storia — quella di un uomo che ha attraversato l’inferno della Campagna di Russia e ne è tornato vivo.
Bonardo fu inquadrato nel 4° Reggimento Artiglieria Alpina “Cuneense”, inserito nella 4ª Divisione Alpina. Combatté prima sul fronte greco e albanese, poi il 4 gennaio 1943 giunse in Russia. Visse sulla propria pelle la disfatta della Cuneense, quella celebre e drammatica ritirata che ancora lacera la memoria collettiva dei paesi della Granda. Fatto prigioniero il 19 gennaio 1943 nei pressi di Rossosch, trascorse quasi due anni nei campi di prigionia sovietici. Il 24 novembre 1945 tornò a Mondovì. Riprese la sua vita civile, portando con sé il peso di quella sopravvivenza.
Questo piastrino è giunto nelle mani del Gruppo Alpini di Abbiategrasso grazie al prezioso lavoro di Antonio Respighi e di sua moglie Gianna. Da sedici anni, i coniugi si dedicano al recupero e alla restituzione di piastrini militari trovati in Russia — un’opera di pietà storica e umana. Il piastrino di Bonardo è l’ultimo di quelli in loro possesso, e per questo motivo la consegna odierna riveste, per i Respighi, un valore simbolico particolare. «Il lavoro che portiamo avanti riveste un’importanza storica ed etica», ha sottolineato Antonio Respighi, collegato da remoto. «Questa giornata, per tutti noi, è carica di significato».
Presenti alla cerimonia una delegazione della sezione A.N.A. di Mondovì, guidata dal vicepresidente Sergio Camperi, e il sindaco Luca Robaldo. «Quando si parla di Cuneense, un brivido scuote la memoria di ciascuno di noi», ha detto il sindaco, «perché sono troppi i nomi dei caduti che lacrimano dalle lapidi dei nostri paesi. Vicende come quella di Stefano Bonardo celebrano una storia di sopravvivenza e di coraggio». A coronare il momento, la testimonianza viva della famiglia: la figlia Livia e il nipote Alessandro, che con commozione hanno riconosciuto nel piastrino il volto del padre e del nonno. «Questo oggetto ci restituisce una parte di nostro padre — hanno detto — rendendo tangibile il sacrificio compiuto e celebrando il suo coraggio e la sua voglia di vivere».