Economia circolare, a maggio parte il biodigestore di Borgo San Dalmazzo
Sarà operativo tra due mesi il biodigestore di Borgo San Dalmazzo: tratterà fino a 35mila tonnellate di rifiuti organici l’anno, producendo biometano, energia rinnovabile e compost. Un investimento strategico per l’economia circolare e l’autosufficienza del territorio cuneese.
Sarà operativo da maggio 2026 il nuovo biodigestore realizzato a Borgo San Dalmazzo, presso la sede di ACSR S.p.A.. Un’infrastruttura attesa da alcuni e contrastata da altri, destinata a segnare un passaggio significativo nella gestione dei rifiuti in provincia, all’insegna dell’economia circolare. A confermare il rispetto del cronoprogramma è il presidente Giancarlo Isaia, che sottolinea come il cantiere, affidato a Entsorga Italia Spa, sia ormai alle battute finali. Completata la parte strutturale, restano le ultime operazioni tecniche prima dell’avviamento.
Il progetto, sostenuto con circa 16 milioni di euro – di cui 12,8 milioni provenienti dai fondi del PNRR – punta a trasformare radicalmente il ciclo dell’organico sul territorio. A regime, l’impianto tratterà fino a 35.000 tonnellate annue di rifiuti biodegradabili, provenienti dai 54 Comuni soci e progressivamente dall’intera provincia.
I dati delineano una struttura ad alta efficienza:
- 3,6 milioni di metri cubi di biometano all’anno, equivalenti al fabbisogno di circa 4.000 famiglie
- 11.000 tonnellate di compost di qualità per uso agricolo
- oltre 30.000 MWh di energia rinnovabile prodotta annualmente
Il cuore del sistema è la digestione anaerobica: un processo che avviene in assenza di ossigeno, all’interno di vasche chiuse, dove i microrganismi trasformano la frazione organica in biogas. Quest’ultimo viene poi raffinato fino a diventare biometano, pronto per essere immesso nella rete nazionale. La parte residua, invece, prosegue il ciclo tradizionale di compostaggio, restituendo alla terra un fertilizzante naturale utile per l’agricoltura e il verde pubblico.
L’impianto introduce vantaggi significativi anche sul piano ambientale. Il sistema chiuso, assicurano i tecnici, ridurrà in modo sensibile le emissioni odorigene, uno degli aspetti più critici nella gestione dell’organico. Sul fronte della viabilità, l’aumento del traffico pesante sarà contenuto: circa quattro mezzi al giorno a regime.
Dal punto di vista strategico, il biodigestore consentirà di ridurre le emissioni di CO₂ e di produrre energia rinnovabile direttamente sul territorio, accorciando la filiera e limitando il trasporto dei rifiuti.
Attualmente i 54 Comuni soci producono circa 10.000 tonnellate annue di rifiuto organico. Per raggiungere la piena capacità dell’impianto, ACSR sta definendo accordi con altri consorzi del territorio provinciale, con l’obiettivo di costruire un sistema integrato e autosufficiente.
Dopo la conclusione dei lavori, nelle prossime settimane prenderà il via la fase di avviamento tecnico. L’entrata in funzione a pieno regime è prevista entro maggio, segnando un passo concreto verso un modello in cui il rifiuto diventa risorsa.

