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Trasporti, la Rete Civica contro i rincari: “Aumenti cumulativi che colpiscono le famiglie”
Esponenti della Rete Civica della Granda in una recete manifestazione

Dal 1° luglio 2026 previsti aumenti su bus e treni regionali. La Rete Civica denuncia l’impatto cumulativo dei rincari e chiede politiche tariffarie più eque a tutela di famiglie, studenti e pendolari.

“A Carnevale ogni scherzo vale”, ma questa volta, sottolinea la Rete Civica, non c’è nulla da ridere. È la reazione alla notizia, riportata nei giorni scorsi da La Stampa, secondo cui dal 1° luglio 2026 scatteranno aumenti generalizzati delle tariffe di autobus e treni regionali in Piemonte.

Rincari definiti “limitati nel singolo importo”, ma che, secondo la Rete Civica, diventano pesanti se considerati nel loro effetto cumulativo. Dal 2020, infatti, il costo dei biglietti è già aumentato del 18%. La normativa regionale consente l’adeguamento annuale delle tariffe all’inflazione programmata e per il 2026 l’incremento previsto è dell’1,32%.

Un meccanismo che si tradurrà, in concreto, in un ulteriore aumento degli abbonamenti per famiglie con studenti e lavoratori pendolari. “Una nuova stangata su un servizio essenziale”, viene definita, aggravata dal contesto di caro vita e inflazione.

A questo si aggiunge, secondo la Rete Civica, una “beffa”: il piano “Piemove – Piemonte Viaggia Studia”, attivo da settembre e finanziato con 37 milioni di euro, che garantisce l’abbonamento gratuito agli studenti universitari under 26 nei capoluoghi piemontesi. Un’iniziativa giudicata positiva come incentivo all’uso del trasporto pubblico, ma ritenuta fortemente selettiva, perché esclude chi studia o lavora fuori dai grandi centri urbani, in particolare nelle aree provinciali.

La Rete Civica richiama inoltre i dati dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, secondo cui l’inflazione del 2026 comporterà un aumento medio di spesa di 672 euro annui per famiglia. In questo scenario, l’aumento degli abbonamenti rischia di penalizzare ulteriormente nuclei già in difficoltà, soprattutto quelli con più figli studenti o pendolari, costretti a sostenere costi moltiplicati.

Il trasporto pubblico, ribadisce la Rete Civica, deve essere considerato un diritto e uno strumento di equità sociale, non una voce su cui scaricare sistematicamente le difficoltà economiche. Da qui l’appello alle istituzioni regionali ad avviare un confronto serio su politiche tariffarie più giuste, sostenibili e inclusive, capaci di ridurre le disuguaglianze e non lasciare indietro nessuno.

La Rete Civica si dice infine disponibile a collaborare e a portare proposte concrete, auspicando un dialogo che metta al centro le persone e i territori.