la nota
|Ospedale di Cuneo, l’affondo di Cuneo Mia: “4 anni persi tra scelte sbagliate e silenzi complici”
Il gruppo consiliare attacca Regione e Comune dopo la sentenza del TAR sul ricorso INC: “Siamo tornati al punto di partenza con costi lievitati e senza una guida certa per l’attuale Santa Croce”
Nè soddisfazione nè ottimismo nelle parole della nota stampa diramata nelle scorse ore da Cuneo MIA sulla questione nuovo ospedale di Cuneo. Mentre dai palazzi della politica regionale e comunale filtrano dichiarazioni di fiducia dopo che il TAR ha respinto il ricorso della società INC S.p.A. sul Partenariato Pubblico-Privato (PPP), il gruppo consiliare alza la voce per denunciare quello che definisce un “fallimento annunciato”.
Secondo Cuneo MIA, la cronisoria della vicenda è la prova di una gestione approssimativa. Nel 2022 la strada sembrava tracciata: fondi INAIL, progetto rapido e priorità assoluta per Cuneo. Poi, nel 2023, il brusco cambio di rotta della Regione Piemonte verso il Partenariato Pubblico-Privato, difeso per mesi come la soluzione più veloce ed economica.
«Che il PPP fosse insostenibile lo avevamo denunciato subito, gratuitamente e in quindici giorni. Ci sono voluti tre anni, un advisor costoso e una memoria difensiva al TAR per far arrivare la Regione e i vertici ospedalieri alla nostra stessa conclusione. Nel frattempo, i costi per costruire l’opera sono aumentati di almeno cento milioni di euro».
Cuneo MIA non risparmia la sindaca Patrizia Manassero e la sua maggioranza, accusate di un “atteggiamento attendista” e di essersi ridotte al ruolo di semplici comprimari rispetto alle decisioni prese a Torino. Il gruppo consiliare stigmatizza il silenzio del gruppo di riferimento della sindaca (Il Partito Democratico ndr), colpevole di aver “giocato di rimessa” senza proporre una visione alternativa della sanità territoriale.
«Sembra di essere tornati indietro di quattro anni come se nulla fosse accaduto», si legge nella nota, che critica aspramente il clima di “fiduciosa attesa” ostentato dall’amministrazione locale, definita una “compagine a due teste incompatibili tenute insieme solo dal desiderio di esserci”.
Oltre alle mura del futuro ospedale, a preoccupare è il presente del Santa Croce e Carle. Il gruppo sottolinea come l’attuale struttura sia “pericolosamente priva di una direzione” stabile: “Il Direttore Generale Tranchida ricopre ora il ruolo di commissario, essendo impegnato alla Città della Salute di Torino… si attende la stesura dell’atto aziendale senza una linea programmatica definita… la struttura regge solo grazie alla professionalità e al sacrificio di medici e infermieri, sottoposti a ritmi giudicati insostenibili nel lungo periodo”.
La diagnosi di Cuneo MIA è dunque particolarmente severa: quattro anni di ritardi hanno messo l’ospedale di Cuneo “in coda” alle valutazioni INAIL, con il rischio che la provincia sia stata penalizzata a favore di altri territori o interessi. “Ad oggi – conclude il gruppo – restano solo idee confuse e tempi lunghissimi. Per una volta, speriamo vivamente di sbagliarci”.


