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Morti sul lavoro, 2025 da record nero: 12 vittime nel Cuneese. La Cisl: “Una mattanza inaccettabile”

Nel 2025 in Italia 1.093 morti sul lavoro. In Piemonte 65 vittime, 12 in provincia di Cuneo, seconda in regione e 30ª in Italia. Solavagione (Cisl): “Serve un patto sociale sulla sicurezza”.

Cuneo. Il 2025 si chiude con un bilancio drammatico sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro. In Italia, da gennaio a dicembre, si contano 1.093 morti, di cui 798 avvenuti in occasione di lavoro e 295 in itinere. In Piemonte le vittime sono state 65, mentre la provincia di Cuneo registra 12 decessi: un dato che colloca il territorio al 30° posto su 107 province italiane e al secondo in regione.

I numeri emergono dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering, su elaborazione Inail, che prende in considerazione gli infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro. Dati che confermano come la sicurezza resti una vera emergenza nazionale e locale.

A commentare il quadro è Enrico Solavagione, segretario generale della Cisl di Cuneo: «Il 2025 è stato purtroppo un anno insostenibile. Parliamo di 1.093 morti in Italia, 65 in Piemonte e 12 nella sola provincia di Cuneo. Un numero altissimo che non segnala alcuna inversione di tendenza. È una vera e propria mattanza nei luoghi di lavoro».

Secondo il sindacato, una delle criticità principali riguarda l’età delle vittime. «La fascia più colpita – spiega Solavagione – è quella degli ultra 65enni. Questo significa che troppe persone continuano a lavorare oltre l’età pensionabile, spesso in settori gravosi e con livelli di sicurezza insufficienti».

Anche l’analisi dei comparti produttivi desta preoccupazione. «Il settore delle costruzioni resta il più colpito, ma stiamo assistendo a una crescita negativa e preoccupante nel commercio. Di fronte a questi numeri non basta denunciare: servono strumenti concreti per salvare vite umane».

Tra le proposte avanzate dalla Cisl c’è anche il ricorso alle nuove tecnologie. «L’intelligenza artificiale – osserva Solavagione – può diventare un valido strumento di prevenzione, pur con tutte le incognite occupazionali. Inoltre, la patente a punti deve essere estesa ad altri settori e applicata con decisione: può premiare le aziende virtuose e penalizzare chi non investe in sicurezza».

Infine, l’appello al territorio: «Serve un vero patto sociale che coinvolga sindacati, imprese, politica ed enti pubblici. La sicurezza deve diventare una priorità condivisa, superando contrapposizioni ideologiche. La tutela della vita dei lavoratori deve essere l’unico obiettivo».