Agroalimentare, Sacchetto (FdI): “Basta italianizzazioni fittizie, rivedere il Codice doganale UE”
Ordine del Giorno in Regione per superare il criterio dell’“ultima trasformazione sostanziale” previsto dal Codice doganale UE. L’iniziativa, sostenuta da Fratelli d’Italia e ispirata da Coldiretti, punta a tutelare produttori e consumatori.
Torino. Il gruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale ha depositato un Ordine del Giorno per chiedere la revisione delle regole sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari previste dal Codice doganale dell’Unione europea. Primo firmatario il consigliere Claudio Sacchetto, presidente della Terza Commissione.
Al centro dell’iniziativa, la richiesta di superare il criterio dell’“ultima trasformazione sostanziale”, che consente oggi di attribuire l’origine di un prodotto al Paese in cui avviene l’ultima lavorazione rilevante, anche quando la materia prima agricola proviene dall’estero. Un meccanismo che, secondo i proponenti, permette di “italianizzare” prodotti e materie prime straniere attraverso lavorazioni finali effettuate in Italia.
«Abbiamo accolto e fatto nostra la richiesta avanzata da Coldiretti – sottolinea Sacchetto – per modificare una norma che genera confusione nei consumatori, alimenta concorrenza sleale e penalizza le imprese agricole che operano nel rispetto di standard elevati di qualità, sicurezza e sostenibilità».
Il testo impegna la Giunta regionale ad attivarsi presso le istituzioni europee, anche tramite il Comitato europeo delle Regioni, per promuovere la revisione dell’articolo 60 del regolamento (UE) n. 952/2013. L’obiettivo è escludere i prodotti agricoli e alimentari dall’attuale disciplina sull’origine doganale e prevedere come criterio esclusivo l’indicazione del luogo di provenienza secondo quanto stabilito dal regolamento (UE) n. 1169/2011, così da garantire maggiore trasparenza e corretta informazione ai consumatori.
L’Ordine del Giorno sollecita inoltre interlocuzioni con i parlamentari europei eletti nella circoscrizione regionale e un coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni.
«Senza mettere in discussione la libera circolazione delle merci – conclude Sacchetto – è fondamentale che i cittadini possano sapere da dove provengono realmente le materie prime. Chi produce in Italia rispettando disciplinari rigorosi e investendo nella qualità non può essere penalizzato da norme che mascherano l’origine reale dei prodotti».
L’iniziativa, annuncia il gruppo, sarà depositata anche in numerosi Consigli comunali della provincia di Cuneo.


