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Stanza dell’Ascolto, AVS attacca la Regione: «Progetto ideologico senza dati né garanzie»
Le consigliere AVS Giulia Marro, Alice Ravinale e Valentina Cera

Nuove polemiche in Piemonte sulla possibile riattivazione della Stanza dell’Ascolto al Sant’Anna di Torino. Le consigliere regionali Ravinale, Cera e Marro (AVS) criticano Regione e Città della Salute: «Nessun dato sull’utilità del servizio e criticità legali irrisolte».

Si riaccende lo scontro politico in Piemonte attorno alla Stanza dell’Ascolto dell’ospedale Sant’Anna di Torino. Le consigliere regionali di Alleanza Verdi e SinistraAlice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro contestano duramente la volontà della Giunta regionale e della Direzione sanitaria della Città della Salute di riattivare il progetto, definito una «bandierina ideologica» priva di riscontri concreti.

Secondo quanto riferito dalle esponenti di AVS, in risposta a un’interrogazione presentata lo scorso luglio, i vertici della Città della Salute non avrebbero fornito alcun dato numerico o indicatore sull’effettivo utilizzo della Stanza dell’Ascolto da parte delle donne. Un’assenza di elementi che, a loro giudizio, rende incomprensibile l’urgenza con cui la Regione starebbe procedendo verso un nuovo bando, nonostante la precedente sentenza del Tar che ha rilevato criticità nella convenzione.

Al centro delle contestazioni anche il ruolo del Movimento per la Vita, associazione che ha sollecitato la riapertura del servizio e che nel proprio statuto si dichiara contraria alla legge 194. «Nessuna formazione – sostengono le consigliere – può rendere idonei soggetti che hanno come obiettivo il contrasto a una legge dello Stato», mettendo in dubbio la possibilità di garantire un orientamento realmente rispettoso della libertà di scelta.

AVS critica inoltre l’uso di spazi ospedalieri per attività non sanitarie affidate a volontari, a scapito di servizi medici e consultoriali. «Servono professionisti e consultori con équipe interdisciplinari, non associazioni private vicine all’assessore Marrone», affermano, sottolineando l’assenza di competenze sanitarie dell’assessore regionale coinvolto.

Il timore espresso è che il Piemonte diventi un laboratorio di politiche restrittive sull’autodeterminazione femminile. Secondo AVS, il sostegno alla natalità e alle donne passa invece da interventi strutturali come la parità salariale, i congedi parentali paritari e il rafforzamento dei consultori. Misure che, a loro avviso, non trovano spazio concreto nell’attuale bilancio regionale, limitato all’annuncio di bonus senza strumenti attuativi.