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Sanità di prossimità: nel Piano regionale équipe mobili per chi vive ai margini
Unità di strada del progetto Arca - Foto di repertorio

Nel Piano Socio Sanitario 2025–2030 del Piemonte entra l’attivazione di unità mobili sanitarie e sociali per persone senza fissa dimora e in condizioni di marginalità. L’emendamento di Giulia Marro punta su prossimità, prevenzione e integrazione tra ASL e territori.

Torino. Nel percorso di definizione del nuovo Piano Socio Sanitario Regionale 2025–2030, la Commissione Sanità del Consiglio regionale del Piemonte ha approvato un emendamento presentato dalla consigliera Giulia Marro (AVS) che introduce l’attivazione di unità mobili di assistenza sanitaria e sociale rivolte alle persone senza fissa dimora e a chi vive in condizioni di marginalità.

La misura inserisce nel Piano uno strumento operativo di prossimità, pensato per garantire accesso ai servizi essenziali, monitoraggio dello stato di salute, orientamento alla rete territoriale e intercettazione precoce dei bisogni sanitari e sociali di chi fatica ad accedere ai servizi ordinari. Un’impostazione che valorizza il lavoro di équipe mobili multidisciplinari, capaci di integrare competenze sanitarie e sociali.

L’emendamento nasce anche dall’esperienza maturata nel Comitato di quartiere Cuneo Centro, dove è emersa con forza la necessità di rendere strutturali interventi di prossimità nei contesti di maggiore fragilità, in un confronto costante con l’amministrazione comunale e la sindaca di Cuneo. «La presa in carico reale delle persone più fragili non può ricadere solo sui Comuni – spiega Marro – servono basi regionali solide e il coinvolgimento diretto del sistema sanitario».

Il testo approvato fornisce una cornice di indirizzo che consente ai territori di attivare interventi integrati, chiamando in causa le ASL nella costruzione di équipe mobili coordinate. Una risposta alle criticità evidenziate anche durante le audizioni sul Piano, che hanno sottolineato la necessità di superare la frammentazione tra ambito sanitario e sociale.

«Non è una questione ideologica – conclude Marro – ma di realtà: se non si interviene sulle cause del disagio, il problema riemerge più tardi e a costi maggiori. Una sanità accessibile è una sanità migliore per tutti».